Cavalcata positiva, nonostante tutto.

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Allora, la giornata di ieri è stata particolarmente impegnativa. Sveglia presto e giù alla fiera del giocattolo di Novegro per cercare i miei amati soldatini, così come ho ben evidenziato in un precedente post. Rientro a casa. Decido col mio coinquilino di passare alla decathlon in centro a Milano per acquistare un sacco da boxe da appendere al muro ma nessuno dei prodotti ricercati è disponibile. Andiamo via avviliti. Di pomeriggio inizia il sei nazioni di rugby: Inghilterra-Italia. Finisce il primo tempo con un entusiasmante 5-10 per i colori italiani ma ben conscio che questa nazionale gioca da Dio all’inizio per poi sgonfiarsi nel secondo tempo, decido di uscire in centro per farmi una passeggiata con un mio amico (ovviamente l’Italia perde lo scontro ma almeno è uscita a testa alta). Nel frattempo il mio Cagliari vince una partita in trasferta. Devo accendere un cero? Telefonata di una amica; preparazione ed uscita per una piacevole rimpatriata con i vecchi compagni di corso della scuola di fotografia. Scopro che la cena è stata organizzata con i piedi e che molte persone non sono state invitate, chi per dimenticanza o incomprensione nella sua gestione ma il piacere di poterli rivedere è stato il massimo. Dopodiché rientro a casa nel freddo intenso milanese e mi faccio due ore di sonno, sveglia e diretta per la notte degli oscar con una storica sorpresa finale (dicasi: figura di merda intergalattica). Infine ritorno a ronfare ma i rumori della città che si sveglia prima e l’allergia poi, che mi rende ogni notte una sofferenza, mi costringe ad alzarmi dal letto. Ma la giornata a girovagare in scooter per Milano non mi ha fatto un granché bene e mi sento costipato. Occhi rossi, stomaco brontolante e naso gocciolante… non sono proprio un bello spettacolo. Accendo il pc. Leggo news sul mondo della fotografia. Continuo a proporre i miei lavori (a cui non ricevo immeritate risposte) e continuo a spedire qualche curriculum alla ricerca di un lavoro che mi aiuti a sbrogliare una situazione lavorativa attualmente disastrosa. Insomma, una goccia tumultuosa (domenica) in un mare calmo (l’intera settimana) fatto di esperimenti fotografici, strani dolori al cuore, il motorino di avviamento dello scooter che si rompe e tante pippe sia mentali che fisiche, una certa sfiducia nel prossimo, su promesse non mantenute e aspettative mal ricambiate. La giornata si fa grigia ma almeno di buono c’è che mi voglio bene e ho ripreso a fare delle foto artistiche come non ne facevo da svariati anni. Vi lascio con questa massima, semplice ma efficace: Nessuno è nato sotto una cattiva stella; ci sono semmai uomini che guardano male il cielo.

Oscar, finale con figura di merda colossale.

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Gli oscar si sono appena conclusi con la vittoria meritata del musical La La Land… no! Un attimo. Che cosa mi state dicendo? Hanno sbagliato la busta perché avevano dato vincente un’altro film? È uno scherzo? No, è realmente finita così con una bruttissima figuraccia, sopratutto per gli organizzatori, i produttori e lo staff di La La Land che già sul palco a festeggiare sono stati mandati via per far salire i produttori di Moonlight, oltre che per due stars del calibro di Warren Beatty e Faye Dunaway, scelti per premiare il miglior film. Mister Beatty poi ha voluto precisare la causa dell’increscioso episodio. In pratica per errore gli avevano dato in mano la busta che assegnava ad Emma Stone l’oscar come migliore attrice per La La Land. Lui infatti era perplesso e si vedeva. Non sapendo che fare lo ha consegnato alla Dunaway che ha letto La La Land e lo ha riferito a voce alta. Il resto è storia… alla Emilio Fede.

Ora, di Moonlight non dovrei parlarne visto che non sono riuscito a vederlo, un po’ anche perché condizionato dai giudizi non proprio entusiasmanti sia della critica che del pubblico. Gli stessi commentatori di Sky erano perplessi e molto scettici su questa scelta. Una decisione a mio parere puramente politica che va contro Trump invece che sul piano artistico. Hollywood si è fatto un maestoso karakiri internazionali con un film che dovrò vedere, ma che lo ripeto, non ha entusiasmato molti a dispetto di film come La La Land, Arrival, Manchester by the Sea o Hacksaw ridge. A questo punto perché non premiare Arrival che era un film veramente notevole e che resterà nella storia del cinema?

Avrei dovuto parlare dei tanti premi per La La Land. Di come in assenza di Amy Adams per Arrival, Emma Stone abbia avuto vita facile. Del mancato oscar per la sceneggiatura non originale per Arrival abbia fatto storcere il naso a molti o di come The Lobster, che per originalità e coraggio si meritasse di vincerlo per la sceneggiatura originale. Dello scherzo divertentissimo ed azzeccato a degli ignari turisti fatti entrare sul palco degli oscar. Del volto corrucciato e duro di Denzel Washington mentre veniva premiato Casey Affleck. Della mancata vittoria per gli effetti speciali di Star Wars Rogue One che a mio parere sono impressionanti. Dopo 21 candidature e nessuna vittoria, finalmente il fonico Kevin O’Connell sia andato a casa con questa benedetta statuetta per Hacksaw Ridge e di come pesi la grave assenza di Silence di Martin Scorsese su tutta la manifestazione come un’ombra che riecheggia maestosa della sua gloria.

La La Land ha vinto. Punto. Se quegli idioti dell’academy… ma porca la marmotta. Ma voi pensate ai produttori del film, felici e raggianti sul palco a festeggiare ed a fare i complimenti per poi essere zittiti e mandati via. Ma che figura di merda! Come potranno dimenticarsi di un simile momento? Ora ci sarà la festa di gala del dopo oscar e sicuramente saranno molte le facce scure su parecchie persone, sia staff che artisti vari. Ma come fai a dare un oscar a Moonlight? Per fare che cosa, uno smacco al loro presidente? Se la mia ipotesi fosse confermata, la mia stima per mister Trump cresce in modo esponenziale. Scelta che scatenerà un putiferio, statene certi.

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Non credete a chi vi dirà che ha vinto Moonlight. Sulla carta è così. Nel cuore sai che non ha valore.

Nerd e collezionisti di tutto il mondo unitevi!

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Novegro, alle porte di Milano è per me importante per un solo motivo: quattro volte all’anno viene creato l’evento Borsa Scambio Giocattoli e Modellismo, dove si incontrano amanti dei giocattoli, trenino maniaci o come il sottoscritto, fervide menti bisognose di riappropriarsi dei vecchi ricordi di quando si era bambini.

La verità, per chi mi conosce lo sa con certezza, è che non ho mai smesso di esserlo. Non soffro della sindrome da Peter Pan ma francamente preferisco parlare con una simile persona che trovarmi faccia a faccia con un falso gradasso e pieno di boria radicalviril! Vado per la mia di mezzo per cui i personaggi tratti da La cena dei cretini li allontano come sociopatici, così come si atteggia al maschio alfa. Entrambi li guardo con un profondo senso di tristezza e di compassione.

Ora, sono da tre anni alla ricerca dei vecchi soldatini made in Italy, Atlantic. Erano fantastici e con mio fratello ci giocavamo per ore. Stampe eccezionali e di una qualità che ancora oggi, a vederne altri di case produttrici straniere, sono difficilmente riproducibili. Poi con l’età le cose cambiano, ma non per me. Mia madre mi ha trasmesso l’amore per la cura negli oggetti d’epoca o da collezione e così ho conservato ai limiti del possibile quelli che potevo. Certo, nessuno si sarebbe aspettato che quei piccoli soldatini di plastica avrebbero acquistato valore non solo affettivo ma sopratutto economico. Alcuni si persero o furono gettati via, per alcuni la sorte fu di farli esplodere con i mortaretti, altri li vendetti per racimolare qualche soldo.

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Oggi, sono riuscito a riappropriami di molti delle vecchie scatole dei soldatini Atlantic, grazie ad ebay o in queste manifestazioni, facendo a volte ottime transazioni o scoprendo che alcune scatole sono molto rare o introvabili. Certo, me ne mancano parecchie (sopratutto i carri armati e aerei, che sono molto difficili da rintracciare) ma la collezione è crescita e la pazienza ha portato i suoi frutti.

Stamattina presto mi sono fiondato alle 9 per prepararmi all’evento. Una volta arrivato (lingua in fuori, mani appallottolate sullo sterno e sguardo viscido di fantozziana memoria) penso far me e me: ehehehehe, questa volta arrivo prima così non ci sarà nessuno! Sorpresa! Voltato l’angolo non solo c’era una fila non indifferente di auto che aspettavano di parcheggiare ma la fila degli utenti era già molto lunga. Tutto ciò anche se bisognava attendere mezz’ora alla sua apertura. Mi cadono le braccia a terra ma tant’è, oramai ci sono. Ho fatto trenta, facciamo trentuno.

Aspetto e finalmente alle 9.50 entro nella fiera che è già stata presa d’assalto. Purtroppo non trovo ciò che cerco. Pochi, pochissimi espositori con i soldatini Atlantic (la maggior parte vendevano vecchi modellini Italeri o Airfix) e chi le aveva, vendeva prodotti già presenti alla mia collezione. Per non parlare poi del solito vecchio espositore che vende a prezzi maggiorati ciò che gli altri avevano a prezzi inferiori (con il mio sesto senso di sardo che pizzica ogni qual volta gli passo affianco perché trovo strano, molto ma molto strano vedere un espositore che vende dozzine di soldatini dello stesso identico tipo in perfette condizioni, quasi non si notassero i loro trent’anni di vita). Il mio solito fornitore purtroppo aveva poca roba (oppure ero stato battuto sul tempo) ma girando per i banchi mi imbatto in espositore con due scatole: i PanzerGranadieren della serie 80 e i soldatini giapponesi Sendai della serie 4050. novegro-2

Entrambe sono molto difficili da trovare e prendo al volo i tedeschi. Ci sono pochi soldatini al suo interno ma poco m’importa, è la scatola, in perfette condizioni ad attirare la mia attenzione e per appena 10€ è un’affarone. La scatola dei Sendai invece sembra essere stata sbranata da un criceto impazzito. Il venditore vorrebbe appiopparmela ma in quelle condizioni non avrebbe alcun valore. Purtroppo non trovo altro ma dopo un’ora e mezza, vagando per i banchi pieni dei robot Micronauti, pupazzoni di Goldrake e Mazinga Z, scatole di Star Wars, antichi giochi da tavolo, soccer ed altri cimeli molto antichi e rari la mia gioia di bambino è ben ricompensata. Speravo in una ricerca e scoperta più redditizia ma almeno non vado via a mani vuote.

La cosa eccezionale o perlomeno per la mia esperienza, è che non ci avevo mai fatto caso a quante donne siano delle sfegatate collezioniste. Pensavo che le donne amanti di questo genere si fermassero ai gioielli, porcellane, bambole o altro oppure che la loro nerdaggine fosse ad appannaggio dei manga con le manifestazioni in Cosplay, nelle convention su Star Trek e Guerre Stellari. Mi sbagliavo. Oggi ne ho incontrate molte, neanche vecchie come si potrebbe credere, che cercavano disperatamente bambole d’epoca, pupazzi e… trenini. Certo, la maggior parte degli utenti è maschia, ma le femminucce stanno crescendo ed evolvendosi.

Oggi sono felice di essermi riappropriato di quei felici ricordi. A questo punto dovrò iniziare seriamente a creare una vetrina espositiva ma se un giorno vorrò fare colpo su una donna, non sono un buon biglietto da visita. Che fare? Disfarsi dei giocattoli, nasconderli o eliminare la donna? Mmmmmmmmm, ci devo pensare!

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Ritorniamo un po’ a fare i fotografi. In questa settimana piuttosto piatta lavorativamente parlando mi sono dato da fare per rinfrescarmi la memoria con alcuni aspetti del fotoritocco, filtri e maschere in photoshop. Era da molto tempo che non ci provavo. Da fotografo puro di cuore, cerco di usare il meno possibile gli effetti speciali ma un ripasso fa sempre bene. Così sono nate queste tre foto tratte da oggetti realizzate per due differenti clienti. La testa di toro è in realtà la base di cuna collana perlata finemente lavorata dei primi dell’ottocento. L’angelo e l’anello sono prodotti recentissimi e non di antiquariato. Appena ho visto l’anello mi sono detto: ehi, sembra l’anello del potere! E così lo tramutata in un singolare oggetto venerativo, propiziatorio o in generale, mistico. La realtà è che nonostante mi senta il dovere di affermare di avere fatto un buon lavoro, quello dell’anello è il prodotto che meno mi convince dell’intero gruppo esposto. Gli altri due invece sono andati ben al di la di ogni più rosea aspettativa sia per la composizione, per la potenza nell’immagine e ciò che riesce a trasmettere. Nel caso dell’angelo intrappolato nella lampadina, addirittura con una sua storia. Beh, fatemi sapere se vi piacciono e cosa ne pensate e se siete alla ricerca di un fotografo professionista di still life non esitate a contattarmi! Grazie.

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La mia vita segreta con i servizi segreti

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Tze, vi piacerebbe eh! Già vi sento mentre sbraitate: CARA CARA, VIENI PRESTO! ANDREA E’ UNA SPIA! Wahahahahahahahah, mentre finisco con la mia risata saTTanica la realtà è ben diversa e ahimè, meno avventurosa. Dopo avere svelato la mia vita segreta con gli spettri, diavoli e affini, ET vari o presunti, è il tempo di parlare della mia avventura nel magico mondo dello spionaggio internazionale.

Cosa avrò mai fatto di così eclatante? Dove mai sarò stato? In quale paese esotico ho esercitato il mio indiscusso fascino sardo pecorino (così affascinante che nessuna donna mi caga neppure di striscio)? A Cagliari. La mia avventura è durata la bellezza, per essere molto buoni, appena 5 minuti.

Or dunque, la vicenda ci porta nella mia città natale, a Cagliari. Con la mia famiglia ci eravamo da poco trasferiti dalla grande mela ad un paesino famoso per le discoteche e la delinquenza: Assemini. Così famigerata che oggi quasi tutti ci vorrebbero andare ad abitare. Stavo terminando i miei anni di studio al Liceo Artistico. Sia per andare che per ritornare da Cagliari ad Assemini e viceversa c’era una sola via, il famigerato e temutissimo pullman della linea 9. Un pullman che attraversava mezza città, transitava per il puttan tour di viale elmas, passava affianco all’aeroporto ed entrava nel paese omonimo di Elmas, poi ad Assemini ed infine si fermava a Decimomannu (la stessa linea che effettua ancora oggi dopo più di vent’anni). La piazza che funge da capolinea dei pullman ed è sia fronte al Comune, alla stazione dei pullman extraurbani, il porto e la stazione ferroviaria si chiama piazza Matteotti; oggi come allora uno degli scorci più squallidi dell’intera città che proprio non si riesce a rimetterla in sesto. Quindi è l’anno 1990 o il 1991. Secondo me è primavera. Di certo c’era caldo. Di certo le lezioni sono terminate e saranno le 14.30 circa. Il pomeriggio era luminoso e pieno di gente e di fighette che aspettavano i vari mezzi. Sono seduto su dei ferri che delimitano quelli che dovrebbero essere delle aiuole dalla piazzola. Borsa per disegni in mano, faccia da falso duro e bava gocciolante ogni qual volta mi passava accanto una bella ragazza.

Finché il mio occhio da falco vide tre uomini avvicinarsi dal porto e con passo sicuro attraversare la strada, passarmi a pochi metri di distanza e dirigersi verso la stazione ferroviaria alla mia destra. Poi scomparvero nel nulla. Cos’avevano di così strano? Tre uomini, tutti bianchi. Carnagione da nord europa. Gli uomini laterali erano vestiti in giacca e cravatta rigorosamente neri. Occhiali scuri. Capelli biondi, ben tagliati e mandibola tagliente. Passo cadenzato e senza tentennamenti, come degli spettri e visto che credo siano stati in pochi a farci caso, lo scopo è perfettamente riuscito. L’uomo che li seguiva schiacciato fra i due sembrava uscito da una vecchia cartolina su Woodstock. Capelli molto lunghi, biondo alto, robusto, pizzetto da raiders, occhiali scuri con il medesimo sicuro. La sua moda stonava sia con il mio periodo (il Grunge non era ancora sbarcato in Italia) che affianco a quei due omini usciti da Men in Black. Erano uguali uguali ai protagonisti del film.

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Era palese che non fossero italiani: tutti troppo alti di sicuro per essere sardi, corporatura anglosassone e robusti, capelli biondicci. No, erano tipicamente yankee e il tizio al centro pareva seguirli come uno zerbino. Non una parola. Le domande sono tante e lecite. Li seguiva perché costretto? Doveva fare rapporto su qualche missione segreta? Era un soldato della base Nato di Decimomannu che si era dato alla macchia o un militare ammutinato? Oppure i due agenti avevano scoperto un portale transdimensionale verso epoche passate e avevano catturato l’incauto passeggero proveniente dal passato (o perché no, dal futuro) prima che potesse fare casini sul nostro piano temporale? Dio, quanta voglia avevo di seguirli. Anzi, a pensarci meglio, forse lo feci. Credo, ma non ne sono certo, di essermi spostato e di averli seguiti con lo sguardo restando sulla piazza. Costeggiarono le mura laterali alla stazione ferroviaria e continuarono a camminare, camminare. Finché non ritornai ad aspettare il famigerato 9.

Poco tempo fa ricordo di avere letto una notizia sui giornali in cui si evidenziava come in tutta Italia ed anche in Sardegna, nel periodo fra la prima Guerra del Golfo e il crollo dell’Unione Sovietica ci fosse un massiccio via vai di agenti segreti. Visto il periodo tumultuoso e la posizione geografica dell’Italia in generale e della Sardegna, non c’è nulla di cui meravigliarsi. Poi se si aggiungono leggende metropolitane made in casteddu, tutto diventa grottesco. Esempio: si è sempre vociferato che sotto il promontorio denominato Sella del Diavolo a Cagliari ci sia una segreta base militare di sommergibili nucleari. Che ci sia una base è certo, visto che dalle strada che la costeggia in entrambi i lati si vedono entrate e la zona è militare. Perciò il suo ingresso è tassativamente vietato. Ma i sommergibili, scusate, con il fondale della Sella così bassa e sempre prossima a crollare… non potrebbe avvicinarsi una nave di grosse dimensioni neppure a 50 metri dalla costa, figuriamoci un sommergibile. Quindi è da considerare fantascemenza. Al contrario, la vicina base Nato di Decimomannu e quella dell’aeronautica militare italiana ad Elmas sono perfetti per preparare operazioni o interrogare soggetti vari.

Cagliari in sostanza, per chi non l’avesse notato, è circondata da basi militari. La sua collocazione ne fa una base strategica per arrivare velocemente in Africa e difatti sia la Sicilia che la Sardegna ne sono pieni. Del resto era importante strategicamente sin dall’età del bronzo sotto i Nuragici. Un motivo ci sarà!

Ecco, questa è stata la mia esperienza con i servizi segreti americani ma a pensarci bene potevano anche essere russi, scandinavi o tedeschi… Noooooo! Erano yankee. Ma che ci facevano a Cagliari? Perché attraversare una piazza così affollata in pieno giorno con quell’aria stampata in fronte da 007? Chi era il tizio che li seguiva? Sguardo dritto. Non una parola. Forse, proprio come i protagonisti di Man in Black, il fricchettone primi anni settanta era un alieno sotto mentite spoglie e mister K esiste realmente.

Oddioooooooooooooooooooooo, ho un gran mal di testa. Mi si gonfia la pancia. Sto per esplodereeeeeee. Mi hanno scoperto!

Ah, no, era una scorreggia in arrivo.

p.s.: per i servizi segreti italiani e non, non troverete parole in codice in questo racconto di vita. Se voi siete così idioti da farvi vedere da tutti, con un po’ di dignità, state zitti e tacendo scomparir.

 

Quelle strane luci nel cielo, la mia esperienza con ET.

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Strano a dirsi, ma la notizia data ieri con tanta enfasi dalla Nasa della scoperta di un intero sistema solare con sette pianeti simili al nostro, per grandezza e temperatura, non mi ha emozionato. Non sono assuefatto, visto che di altri pianeti simili ne sono stati scoperti a centinaia, perché da sempre credo che il dogma che noi siamo i prescelti da Dio e unici in tutto l’universo sia una colossale vaccata. Ma avete idea di quanto è vasto l’universo? Le rappresentazioni grafiche non ci danno l’idea della sua immensità e noi dovremmo credere di essere gli unici? Avete visto quanti esseri viventi esistono sul pianeta Terra? Migliaia di migliaia, con pesci ciechi o che vivono in zone ritenute impossibili, formiche, blatte, alberi, fiori, mosche, zanzare, pachidermi, delfini… tutti con un loro asso di tempo di vita, con un loro linguaggio spesso articolato e complesso (elefanti, delfini, orche e uccelli su tutti) che nulla ha da invidiare a quello dell’uomo. Perciò, quando incontro persone che credono che sia solo fantascemenza la possibilità di incontrare extraterrestri in giro per la galassia, mi sale una profonda tristezza difronte all’evidenza più eclatante. Evidenze che non vogliono palesarsi con antichi manufatti, disegni o sculture che per alcuni vorrebbero significarne la loro presenza nell’antichità, ma la cui vastità non può esimerci da non avere una mente aperta a tal proposito. Nel libro Guerra al grande nulla di James Blish, i lucertoloni si scoprono come esseri pensanti e pericolosi per l’ortodossia religiosa della Terra. In Contact, meraviglioso film di Robert Zemeckis, alcuni burocrati vorrebbero domandare agli alieni, per mano degli ipotetici esploratori, se credono o meno in Dio. Pazzia totale ma credibile visto che per millenni le tre religioni monoteiste ci hanno fatto un sonoro lavaggio del cervello come detentori della conoscenza divina. Pensa cosa succederebbe se tale assunto verrebbe definitivamente confutato. Il caos e la vendetta.

Ed ora, vediamo di dare prova delle mie tre testimonianze di presunti ufo (di cui almeno uno accertato). Cagliari, tanto tempo fa in una lontana casa, da bambino al buio sognavo ad occhi aperti nuovi e strani mondi, affacciato al balcone che dava all’ampio cortile del palazzo. Mi piaceva vedere le luci della città. Quelle vite muoversi dalle finestre accese. Si, insomma ero un guardone! Non rammento l’anno, ma forse sono all’inizio degli anni ottanta, una luce fissa di colore rosso si muoveva nel cielo, da est verso ovest. Un aereo, di certo, mi dicevo innocentemente. Finché, poco prima che uscisse fuori dalla mia vista, fece un giro velocissimo su se stesso: un cerchio della morte. Restai affascinato da quella luce che poi riprese il suo cammino. Un elicottero? Un aereo militare che si divertiva a fare strane manovre? Chi lo sa cosa fosse, ma di certo col tempo imparai a distinguere le luci degli aerei: pulsano come un albero di natale. Quella luce no, era fissa. Ovviamente corsi in casa a chiamare mio fratello, ma nessun’altro mi credette.

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Milano, anno 2016, in estate (l’ho commentai anche su facebook) mi stavo guardando il film Hitchcock in tv. Film fantastico per l’aggiunta. Durante le pause pubblicitarie andavo a fare altro fra cui appendere i vestiti al balcone per asciugarli. Verso nord vidi una luce molto luminosa che si muoveva lentamente. Era fissa e giallastra, quasi arancione chiaro. Strano, mi dissi. Che sia un aereo militare? Continuai a guardarmi il film dalla cucina con la finestra aperta e saltuariamente gli davo un’occhiata. Era veramente luminosa e si stava spostando verso est. Non c’erano le tipiche luci di posizione degli aerei. Ne era assente. Potevo seguirla ancora per molto visto lo spazio aereo disponibile, ma dopo poco tempo scomparve nel nulla. Ho pensato alle nuvole. Ci devono essere delle nuvole. Ed invece vedo in lontananza, molto, molto lontano un’altra luce proprio sulla sua direzione: era un aereo con il suo lampeggiare ritmico. Tempo dopo altre luci, di altri aerei. Da fotografo mi rammarico di non avere fatto la cosa più ovvia: filmarla. Non saprò mai cosa fosse. Un drone, un aereo militare o un ET in vacanza? In quell’unico minuto in cui mi sono girato per seguire il film, la luce era sparita. Impossibile vista la sua velocità e l’altitudine.

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L’ultimo caso e il più eclatante è forse quello degli Ufo, due stormi per la precisione che si muovevano da nord verso sud e che attraversarono la città di Cagliari. A quel tempo stavo lavorando come minatore alle miniere di sale di Macchiareddu a Cagliari. Era notte. Non rammento se era iniziato il turno di notte o stava per terminare: quindi in un lasso temporale che va dalle 21 alle 22.30 circa. Dovrebbe essere fine settembre od ottobre del 1995. Faceva caldo. Tutti all’improvviso, decine e decine di colleghi si fermarono per osservare in lontananza le sfavillanti luci della città. Due serie di luci rosse e fisse si spostavano verso il mare attraversando a poca distanza la città. La prima serie era formato da sette, forse otto luci posizionate a punta di freccia (molto simile alla foto rubata da internet qua sopra). Pensai agli aerei militari. Credo lo pensassero tutti. Il secondo stormo era più disordinato e si spostavano a velocità diverse, pur nella medesima direzione. Scomparvero minuti dopo seguendo la direzione verso l’Africa. Quella giornata al lavoro non si smise di parlarne, pur fantasticando l’idea principale era fissa sugli aerei militari. Il giorno dopo se ne parlò al telegiornale regionale di Videolina e molti cittadini le avevano viste. Il comando militare in stanza ad Elmas emise un comunicato che NON c’era nessuna esercitazione né registrazioni radar di alcun avvistamento (o così mi pare di ricordare). Stranamente di quell’avvistamento non trovo tracce significative su siti web o giornali specializzati in ufologia. Un sito riporta che in Sardegna ci furono 18 avvistamenti ufo nel 1995. Un’altro addirittura zero. Mi sembra ci sia un po’ di confusione. Eppure se ne parlò tanto. Molti li videro e tutti gli organi militari e l’aeronautica civile si strappavano le vesti nell’asserirne la falsità. Giusto per la cronaca, a meno ché noi operai non ci stessimo fumando il sale grosso dalle cisterne, quel ricordo è tangibile come il maledetto pelo nell’orecchio che non riesco a strappare via. Degli altri cittadini della città ne vogliamo parlare? Può essere che fossero i primi prototipi di droni partiti dalla base Nato di Decimomannu, o uno stormo militare a luce fissa. Ma perché volare così bassi e così lentamente? Perché essere così maldestri da farsi vedere da tutti? Se era un’operazione top secret, il top era fatto male e il secret è andato a farsi benedire. Non parlatemi di possibili fenomeni naturali perché erano tutto, fuorché naturali.

Facevo sempre foto e se ci riesco potrei trovare qualche vecchio negativo del periodo in cui lavorai alle saline. Chi lo sa che non esca fuori qualche scatto ufologico.

Perciò, miei cari e appassionati lettori, il sottoscritto ha convissuto con un fantasma, sentito strani rumori, fotografato il diavolo in persona e come avrete appena scoperto, ha pure visto ancestrali e misteriose luci nel cielo. So’ un fenomeno paranormale. Tranne a trovarmi un nuovo lavoro. Ma questa è un’altra storia.

Le nuove frontiere del lavoro

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Ieri pomeriggio ricevo una telefonata da un’entusiasta centralinista di un sito a cui mi sono iscritto. Il sito in questione è ProntoPro, molto, incredibilmente simile ad un altro, StarOfService che lavora sullo stesso binario, ovvero venderti pacchetti crediti da cui potrai ricevere preventivi in base alle tue mansioni e poi rispondere al potenziale cliente.

Idea da alcuni ritenuti geniale ma per altri furba e disonesta. Ma vediamo com’è andata la telefonata. La signorina mi dà il benvenuto e come promozione mi offre di comprare un pacchetto crediti alla modica somma di cento euro. E io penso: sti cazzi! Ma sopratutto: non era agratis??? Apro la bocca come un’anguilla e le dico che è un po’ troppo, troppo caro e lo dimostro dicendo che mi sono iscritto ad un altro sito come SOS, che sembra un copia incolla al PP ma con dei costi nettamente inferiori. Lei mi parla che SOS non è conosciuta, mentre al contrario loro hanno una moltitudine di richieste di potenziali clienti che altri non possiedono e bla bla bla. Il punto è che non c’è alcuna garanzia ma il pagare per lavorare mi lascia interdetto. Lei non demorde e mi propone uno sconto di 69 euro. Poi non contenta delle mie perplessità mi parla come se fossi un deficiente del mio lavoro e di come io DOVREI lavorare (continuo a risponderle civilmente, evitando che il sardo insito in me si manifesti con epiteti epici) e di quanto dovrei farmi pagare come fotografo di eventi. Non posso farmi pagare meno di 100 euro, giusto? Ovvio che no, ma le dico: guardi signorina che io faccio il fotografo d’interni e di still life. Lei: ecco, mi conferma che lei lavora in ambienti e per un evento non credo si faccia pagare poco, o sbaglio? La mia faccia diventa quella di un emoticon con la goccia che scende sulla guancia. Pensiero: ma sei scema? Io a voce: no, forse non mi ha capito. Io faccio il lavoro di fotografo d’interni, con le agenzie immobiliari. Il lavoro di eventi non è la stessa cosa. Lei insiste: e si fa pagare poco? Io inizio ad spazientirmi: signorina, mi faccio pagare il giusto e così facendo lavoro. Se chiedo di più mi sbattono la porta in faccia. Tutta esperienza sul campo. Non sa di cosa sta parlando. Lei inizia ad alzare la voce. Si reputa offesa perché ho detto (mai fatto) che il suo sito è poco serio. Sono stanco. La saluto cordialmente e chiudo il telefono.

Questo è uno stralcio di una telefonata durata più di cinque minuti. Il problema è che, come ho sollevato il dubbio prima, pagare per lavorare mi sembra alquanto malsano. Ma d’altronde in una società che permette ad una multinazionale – Foodora, di pagare 2,70€ a servizio per le consegne a domicilio per poi licenziare un dipendente (o dovrei chiamarlo schiavo) con un messaggio su whatsapp appena uno apre bocca per protestare, non c’è nulla da obiettare, tranne su certi webeti che addirittura insultano questi ragazzi sfruttati come servi. Fedoora fa lavorare a cottimo in base a un contratto di collaborazione, di quelli cioè in cui non c’è traccia di tutele e diritti minimi come ferie, malattie, contributi. Sfruttamento totale nel silenzio assordante della nostra società sempre più votata al martirio. La Francia non ha permesso a Foodora di fare simili cagate. Non sono mica scemi e così dubito che ci siano simili realtà fuori Italia come queste, ma potrei essere nel torto e noi il fanalino di coda.

Payday Word Circled Wall Calendar Page

ProntoPro non sarebbe male se cambiasse il metodo: pagare la commissione sul cliente acquisito e non su quello potenziale sarebbe veramente equo. Allargherebbe il suo giro di reali clienti e prestatori con un profitto non indifferente. I dubbi sciamerebbero, la clientela sarebbe lieta di spendere con un reale ritorno. Così facendo pagherei immediatamente 100€ per un simile servizio. Ed invece scelgono una strada discutibile e molto criticata dai suoi stessi clienti a leggere vari commenti. Un pessimo biglietto da visita. Con il metodo sopra indicato si vedrebbe realmente se il cliente è reale, in carne e ossa e non uno pagato per dare false speranze o ingaggiato per proporre falsi preventivi così che la gente spenda i propri crediti sulla base di un lavoro.

Stando con StarsOfService i dubbi mi sono sorti perché strano a dirsi, sulla mail o sullo smartphone mi arrivano segnali di potenziali clienti quasi sempre in ritardo. Lo apro. Lo leggo. Lo trovo interessante. Clicco per rispondere ma mannaggia, ci sono già stati altri 5 professionisti che mi hanno battuto sul tempo e oltre questo limite non si può rispondere. Uguale uguale anche per ProntoPro. Va da sé che lavorando da casa e stando quasi sempre davanti al pc, non sono nulla. Tutt’altro. Eppure… Altra stranezza sono le richieste dei presunti clienti. Dico presunti perché spesso sono proprio uguali o molto simili. Cambiano i nomi, il posto, ma non il contenuto. Mi appaiono al mio sesto senso di sardo come un copia incolla e più li guardo più mi sembrano evidenti. Se non prendi il pacchetto puoi spendere 5€ a risposta, senza nessuna garanzia che il potenziale cliente risponda al tuo annuncio o come evidenziato prima, sia pure reale.

Altra cosa che non ho gradito è che si viene a sapere che il servizio è a pagamento DOPO l’iscrizione gratuita. Scusate, ma per quanto sia lecito, è un tantino spregevole.

Tutte queste sono solo ipotesi che nulla mi dice della loro buona fede. Potrebbe tranquillamente essere un ottimo sistema di rappresentanza ed io essere nel torto. Potrebbe essere il futuro e io, ignorantello quale sono, un’incapace di intuirne le potenzialità. I dubbi mi restano ma per un concetto di legalità, pagare per lavorare dico di no e preferisco il contatto diretto con il cliente che attraverso messaggi strani.

Vi lascio con questa immagine che esplica il motivo evidente per cui NON bisogna assolutamente fare un lavoro gratuitamente. Anche se siete alle prime armi, fatevi pagare poco, ma fatevi pagare. Se la gente pensa di ricevere un servizio gratuitamente dal tizio, perché dovrebbe riceverlo a pagamento da caio? So bene che non c’entra con l’argomento sopra menzionato, eppure mi preme evidenziarlo perché chi mi dice che fra i potenziali professionisti non ci sia anche quello che si presenta come: sono nuovo, ho bisogno di fare esperienza, il lavoro glielo faccio gratis. Credo che non ci sia altro da aggiungere.

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