Decisione

Come ben saprete, dall’ultimo drammatico post, mi sono assentato per gettarmi sul lavoro e non pensare al mostro che ho lasciato entrare nella mia vita: un individuo che si è dimostrato spregevole, autodistruttivo e bugiardo. In questi giorni non ho fatto che rimuginarci sopra. Non che serva a molto se non ad addentrarmi in anfratti e spelonche taglienti e molto dolorose sulle recriminazioni alle mie passate azioni. Altro che l’invisibilità. Penso che l’abilità di poter ritornare indietro nel tempo e di rimediare agli errori, restando consapevoli del proprio ruolo negli eventi accorsi, sia la più grande delle magie. Un simile potere ci renderebbe teoricamente delle semi divinità, anche se gli assoluti sono per l’appunto, irraggiungibili.

Fra ieri e oggi, io e il mio coinquilino, con l’introduzione della sua donna, abbiamo ampiamente discusso sugli scenari futuri e visto ciò che ha combinato, non è che ci siano valide opzioni per venirne fuori: è indietro con l’affitto e deve mettersi obbligatoriamente in pari. Le sue soluzioni però si sono dimostrate incoerenti e pericolose… per me! Certo, per lui sistemarla chiedendo alla padrona di casa lo sfratto, gli starebbe anche bene, così si laverebbe le mani da ogni ammanco e responsabilità, ma non sarebbe una soluzione valida per il mio futuro. Trovandolo troppo comodo, gli ho intimato di non azzardarsi a fare questa proposta indecente. Lui avrebbe modo anche di accamparsi a casa della sua ragazza, ma io dove andrei? Nuovamente a vivere in subaffitto? Non sarebbe solo molto triste. Sarebbe un suicidio.

Mi ha detto: verrai con noi! Sono rimasto in silenzio a quest’uscita e non gli ho detto nulla perché la semplice idea di infilarmi dentro una nuova trappola non aveva senso, a meno che non sia un sempliciotto masochista. Ovviamente, qualunque cosa accada, dovrò scegliere una nuova strada che dovrò analizzare attentamente, sia che riesca a restarci ancora qui dentro o sia costretto, gioco forza, ad abbandonarla. Sto guardando al futuro. Tento di proiettarmi verso il futuro. Sapevo che non sarebbe stato semplice né una passeggiata. Mi sono detto: ora basta avere altre persone attorno in casa mia. Vero, mi piace la solitudine e fare il solitario mi si addice, ma ho anche un limite e passarla senza una compagna non è una vittoria, ma un’ingloriosa sconfitta.

Come dicevo, la sua soluzione di comodo mi comprometterebbe a tal punto da gettarmi in una situazione alquanto pericolosa e di disagio non indifferente col rischio di perdere la casa in cui abito da oltre 12 anni. Sarò anche melodrammatico ma queste sono le conseguenze nell’avere aiutato e ospitato un amico che poi ha fatto e ha gestito molto, molto male la sua permanenza. Come ho scritto, non presi in considerazione il mio sesto senso e mezzo che mi dicevano a suo tempo di sbarazzarmi di un simile soggetto. Purtroppo non gli ho dato retta e la mia fiducia è stata mal riposta a tal punto che ad oggi ne pago lo scotto.

Stasera ascolterò le parti e valuterò il da farsi ma di certo la frattura è molto grave. Dovevo a suo tempo accettare lavori stabili, uno stipendio stabile ma è anche vero che quando lo feci ogni volta avevo un invidiabile sesto senso per entrare in posti che poi non mi avrebbero portato da nessuna parte. Due solo le persone a cui ho riposto fiducia e che poi si sono rivelate pericolose e incompetenti: il mio ex datore di lavoro e per l’appunto lui, l’inquilino. Mi fa solo molta rabbia sapere che alcune persone che a suo tempo si erano accorte di certe mancanze lavorative, se ne fossero andate via senza dire nulla, senza parlarne, senza fornire il loro personale punto di vista. Io odio profondamente questo atteggiamento perché se dopo anni che lavori con una persona noti dei pericoli, non renderli noti non è solo uno sbaglio, è da infami. È andata male questa vita e dovrò, ancora una volta, sperare che la prossima sia migliore? Penso che sia giunto il tempo di lasciarmi alle spalle le numerose sconfitte in questa e nelle altre vite (sia che ci crediate o meno, per me resta indifferente) e di guardare obbligatoriamente al futuro. Non vedo valide alternative. Non vedo ulteriori opzioni.

Sapete, ieri pomeriggio, di rientro a casa passando per il sotto passo stradale della stazione centrale, mi sono fermato al semaforo a guardare la piccola marea di senzatetto che pigramente restava accovacciato a farsi ammazzare dai tubi di scarico delle auto, invece di fare qualcosa, di agire, di vivere. Un signore dall’età avanzata mi ha guardato e il suo era uno sguardo di rabbia, di cattiveria. Come a dire: che cazzo hai da guardare? Ho distolto lo sguardo da quell’uomo e dalla cattiva impressione che mi stava trasmettendo ed in me la risposta è stata… tu, che cosa vuoi fare, ANCORA, della tua vita? Può sembrare una soluzione triste quella che propongo ma se un individuo è preoccupato o depresso, dia un’occhiata ai senza tetto. Non ragionate sopra al “quale sarà la loro storia o come sono finiti lì”, ma bensì al “come posso agire per non finire come loro?”

SESSO, Droga & CASA

Ho un problema e questo post, che non sarà condiviso da nessuna parte, resterà qui dentro nel limbo come valvola di sfogo per una situazione che mi ha portato ad una scelta tanto logica quanto inevitabile: abbandonare al suo destino il mio amico e coinquilino. Ma per capire che cosa sia accaduto, è necessario suddividere la storia in capitoli:

CASA: come coinquilino, da molti anni, ho una persona che conosco assai bene e che mi fa scompisciare dal ridere pur avendo dei difetti, anche molto gravi, come l’assunzione di alcool. L’alcolismo è una cosa assai brutta e non mi piace per nulla esserne circondato, perché gli alcolizzati sono imprevedibili e spesso (per mia fortuna questo evento non è mai accaduto) violenti. D’altronde mi fa anche un po’ pena. Non voglio fare la paternale ma anche al sottoscritto piace molto bere alcolici, ma so bene quando fermarmi. L’altro suo difetto è l’essere incline ad una certa irresponsabilità generale. Già lo sapevo quando decisi di ospitarlo e avevo posto dei limiti ben precisi ma che stupidamente le accantonai per i soldi. Oggi mi è facile dire che quella scelta è stata un’idiozia, pur già avendo avuto a che fare con i suoi vizi e certi suoi atteggiamenti, ma pensavo seriamente che fosse cambiato… Sic!

Già alcuni mesi dopo il suo arrivo, durante una cena con l’inquilina del piano di sopra, il mio coinquilino che da ora in poi lo chiamerò EXE per non ripetermi, era alquanto alticcio e mi mancò di rispetto facendomi fare una figura terribile nei confronti di quella ragazza. Ci restai malissimo e la mattina successiva affrontai EXE con durezza. Era il momento di sbatterlo via di casa ma non lo feci. Nei mesi precedenti non aveva dimostrato alcuna intenzione di aiutarmi nelle pulizie di casa e delle parti in comune e i soldi per le bollette mi arrivavano sempre (dico: sempre), in ritardo. Percepivo in me l’esigenza che dopo quel grave fatto, era il tempo di tenere fede alle mie sensazioni, sbattendolo fuori di casa. Quello fu il mio secondo errore.

Va da sé che nel tempo è obiettivamente cambiato parecchio, rendendosi più responsabile. Diciamo che, pur essendo io stesso un casinista perso, col mio atteggiamento, certi suoi atteggiamenti si sono morigerati. Poi è arrivato il covid e da lì sono incominciati i problemi, quelli veri, quelli molto seri, con i soldi e il pagamento dell’affitto. Se io ero puntuale, lui che lavorava nella ristorazione, si ritrovò di punto in bianco senza un soldo. Ristoranti chiusi. Quarantena obbligatoria. Furono i mesi del terrore per tutti e EXE mi informò che era in comunicazione con la padrona di casa per spiegarla non solo la situazione ma per chiederle di venirgli incontro. Lei acconsentì ovviamente a specifiche condizioni.

Ma accadde qualcos’altro nei mesi successivi: alle mie domande saltuarie di come andava con il pagamento degli arretrati e a quanto ammontava, EXE cambiava continuamente versione. In un dato momento mi diceva che aveva pagato tutti i debiti, poi che era indietro di X affitti, poi che aveva dei debiti per YT e ad AP. Bugie su bugie. Troppe. Fintantoché scelsi di scavalcarlo e di contattare personalmente la padrona di casa. Fu allora che venni a scoprire il suo vero ammanco e che non era roba da poco. Stava cercando di rimediare, come lei stessa ammise, ma lentamente. E la cosa peggiore è che quando stipulammo il contratto di locazione, lo facemmo unico.

Errore fataleeeeeeeeeee

Di fatto, per legge, i suoi ammanchi – e il ritorno sempre più costante alla bottiglia, forse per compensare le sue paure e insicurezze – erano diventato anche i miei pur restando regolare nei pagamenti. Un problema gigantesco per chi come me non vive nell’oro e la conversazione telefonica con la signora in cui mi diceva che ero (IO) in debito, mi fece trasalire come un ghepardo pronto ad azzannare. Se lo ero e moralmente non lo ero, tanto valeva smetterla di pagarle l’affitto. Diciamo che con parole più pacate le feci capire che il problema non ero io altrimenti avrebbe dovuto affrontarne un altro da lì a breve.

Quando gli parlai di petto, ponendogli le solite domandine, EXE continuò a rispondermi in modo blando e fu allora che lo colpì dicendogli la verità. Dapprima ci restò di sasso, poi andò sulla difensiva ma la verità era venuta a galla. EXE ovviamente era dispiaciuto e si scusava ma per me era sufficiente per chiuderla definitivamente. Il fatto che mi dicesse che se ne sarebbe andato già via se non fosse stato per me, non mi rincuorava. Mi ha mentito mettendomi in una gravissima situazione di pericolo personale. Di certo però non avrei mai pagato per lui i suoi debiti.

Ed ora? Facile! Ho pensato al da farsi ed alle possibilità. In primo luogo si deve aspettare che EXE ripaghi tutti gli arretrati, poi si vedrà se procedere fino alla fine naturale del contratto di locazione o se dare disdetta e dividerci, sperando che alla signora le convenga mantenere una persona che è sempre stato regolare nei pagamenti. Questa volta con un’altra persona, forse scelta da me o posta direttamente da Lei, ma con un nuovo contratto di locazione a persona e non più unico. L’idea è però quella di cercarmi una sistemazione personale che mi permetta di sopravvivere con quel poco di cui mi posso permettere (e di certo Milano me la scorderò).

La strada di EXE è segnata e lastricata di miseria. Non posso né voglio seguirla. La differenza è che non sarà mai solo, ma di certo vivrà senza un briciolo di amor proprio e nella paura. Prima o poi la vita gliela farà pagare salatamente.

DONNA: non devo parlare del mio problema con le donne (che non esistono proprio allontanandosi da me neanche fossi un depravato), ma della sua donna. Non le tratta male e sa come farle godere (almeno dalle grida di piacere che si odono da ogni dove). Lei, che chiamerò IRU, è straniera. Non è neppure bella ma ha due tette gigantesche e pure a lei piace l’alcool. Già questo gli accomuna per simpatia. Le menti empatiche si cercano con ardore quando trovano affinità su determinate cose. Comunicazione, Realtà e Affinità sono le basi della Comprensione. Se entrambi amano bere e fare sesso come giuggiole, l’unione è facile al di là di ulteriori divergenze d’opinione.

IRU però vive con la madre a Monza. Hanno di fatto una loro casa. EXE però ha iniziato costantemente a tenerla in casa. Pur dormendo sopra il divano, ciò non toglie che sua signoria usa la luce, il gas e internet di casa nostra. Inizialmente EXE mi disse che restava qualche settimana, ma le settimane sono diventate mesi ed io incominciai a spazientirmi. Noi due spendiamo i soldi per le bollette senza che lei contribuisca e ad un certo punto, gli rinfaccio ad EXE che lei o paga e contribuisce, o va via poiché ha pur sempre una casa dove stare. Glielo dico una volta ed EXE fa finta di niente. Poi le sparisce come per darmi il contentino. Poi riappare per settimane ed io gli rinfaccio le sue responsabilità. Alla terza volta finalmente capisce che faccio sul serio e IRU inizia a pagare tutte le bollette. Di fatto le paga lei. Ma la situazione non mi piace. Del resto non le piaccio e lo dimostra che appena mi vede si rifugia in camera di EXE e lì vi rimane. Perfetto se non ti piaccio… la porta è aperta!

All’indomani di una ritrovata serenità lavorativa trovando, assieme ad EXE un lavoro come operaio un po’ lontano da Milano però le cose cambiano velocemente. Lui non ha l’automobile. Lei sì. Quindi insieme escono e rientrano dal lavoro e lei che fa? Resta in casa a dormire.

IRU è una persona intelligente e capisce che è in una situazione imbarazzante ma per me è indifferente. Però… sì, avviene un però gravissimo, EXE le lascia le chiavi di casa. Eh no! A tutto c’è un limite ma le chiavi di casa no perché altrimenti che paghi l’affitto oppure se ne ritorni a casetta sua a Monza. Che abbia una situazione conflittuale con la madre non mi deve importare. È un suo problema che non deve coinvolgermi.  Questo è il secondo motivo per cui la convivenza con EXE è diventata conflittuale.

DROGA: sì, avete letto bene. Non bastava solo l’alcool ad accomunarli negli affetti perché un giorno, entrando… piccola premessa. EXE ha un suo bagno personale e la sua camera è quello che si potrebbe chiamare un letamaio. Il problema è che a volte si porta via gli accendi fornelli (per le sigarette) la scopa o la paletta (perché saltuariamente si prende responsabilità nelle pulizie) ed io sono costretto ad invadere la sua privacy per recuperarli, altrimenti i fornelli come li accendo? Detto ciò, in uno di questi eventi, entrai in camera sua alla ricerca di un qualcosa fra queste cose ed ops… vedo qualcosa di molto, molto sospetto. Un piatto da cucina con una banconota arrotolata e delle carte appoggiatevi sopra. Non ho bisogno di assumere un investigatore privato per capire cosa stia accadendo.

Da quel momento divento guardingo e le sue strane e veloci uscite notturne mi lasciano perplesso e le controllo. Senza entrare in merito alla droga, gli chiedo però chi fossero quelle persone e mi dice che sono amici a cui doveva restituire alcuni dei suoi numerosi debiti.

Un’altra persona ci sarebbe cascata ma io ho visto ben altro e ho capito e non posso non fare altro che, dalle sue bugie, dai suoi atteggiamenti, ritenere anche IRU co-responsabile. Lo affronto più volte sempre con decisione. Finché arrivo a dirgli che le persone che fanno uso di droghe mi fanno schifo perché sono dei deboli poppanti. È vero. Non esagero. Ma da certe sue risatine idiote capisco che non serve a nulla.

Ma ancora non gli ho rinfacciato la scoperta ma il giorno in cui avviene, ammette candidamente di fare uso di cocaina da dieci anni. E me lo ammette perché sul posto di lavoro, dopo un controllo a sorpresa dell’Asl, viene trovato positivo. Quindi il panico. Ha paura. Smette il tempo necessario di un secondo controllo che fila liscio. Sono molto deluso e arrabbiato.  Ma cerco in qualche modo di aiutarlo, di venirgli incontro. Né comprende la gravità e tenta di redimersi, giusto il tempo necessario per passare indenne alla seconda visita medica… per ricominciare. Quando vedo dal suo atteggiamento che non pone alcuna importanza alla sua vita né a quella altrui prendo la definitiva decisione di chiuderla, in quel momento. È rottura.

CONCLUSIONI: entro in casa. Mi fiondo in camera mia e non intervengo più per sapere dove esce a quell’ora della notte o semplicemente a conversare come sta e com’è andata la giornata. Insomma, a fare due chiacchere. Per cenare aspetto che vada via. Per settimane la nostra comunicazione si è ridotta ai minimi termini. È un uomo finito, un poveretto incapace di dire un semplice NO come in chi vuole farsi disperatamente piacere al prossimo. La tristezza è che non si tratta di un imbecille. È una persona veramente molto intelligente e dall’oratoria impeccabile. Ma io che sono andato per strada a consegnare ai passanti volantini e opuscoli per fargli conoscere il pericolo della droga non posso far finta di nulla nell’avere sul mio stesso tetto un simile personaggio. Che fare se dalla parte opposta non esiste una sincera intenzione né di redenzione né se accetta l’aiuto?

Ho anche ragionato sul da farsi come denunciarlo o denunciare alla polizia le persone che presumo vengono a consegnargli la droga. Ma non ho dei fatti né ho mai visto qualcuno passargliela. Penso che sia così, ma le mie sono solo congetture (anche se suffragate dalla scoperta alquanto evidente). Ma denunciarlo non lo aiuta. Potrebbe essere una svolta fotografare o filmare chi viene a vendergliela per poi consegnarla alla polizia. Farebbe la differenza per EXE? Per i pusher non m’importa. Sono esseri meschini e meritano il disprezzo come in chi le acquista. Ma un pusher vende la morte, una differenza importante. Certo, rischierei con questa gente? Può darsi ma eticamente è obbligatorio agire.

Come ho detto la scelta, alla luce di questi fatti la soluzione si è rivelata semplice, ma con mio stupore, per nulla dolorosa: lasciarlo andare per la sua strada. Sto parlando di un adulto vicino alla cinquantina che spreca tutti i suoi soldi in droga e alcool. È grande e vaccinato. (Poi mi spiego del perché non ne abbia mai da parte o non riesca rientrare nei suoi debiti… e certo, se la maggior parte li spende per alcool, sigarette e droga, i soldi non gli basteranno mai!) Già lo assaporo come una liberazione. Un fardello che una volta abbandonato ci permette di sentirci più liberi e sereni. Accadde col mio ex amico Jim. I suoi continui insulti e il mancato rispetto difronte a degli estranei mi costrinsero ad una scelta oculata e il giorno dopo, posso garantirvi, mi sono sentito meglio. Al che vuol dire che la pazienza stava venendo a mancare ma che non volevo ammetterlo. Con EXe è la stessa cosa.

Ma attualmente è diventato un gravissimo problema per la mia sopravvivenza futura perché rientrare in casa infelice di avere un tossicodipendente nei paraggi non è benefico e l’ambiente ne risente. Diventa insopportabile e pesante.

Io cerco di guardare al futuro, mentre EXE e IRU sono immobili nei loro numerosi scopi falliti (come se non ne avessimo avuto anche noi). L’inevitabile per loro è vicino ed io non sarò lì ad assistervi.

L’apartheid del virus

Ovviamente non potevo non riprendere il mio blog parlandovi della follia che sta avvolgendo le nostre vite con quella, a torto o a ragione, viene etichettata come un’esagerazione o una palese riduzione nelle scelte democratiche e individuali nelle persone. In caso di emergenza sanitaria, la nostra Costituzione prevede la riduzione momentanea nelle libertà individuali per tali finalità così come indicato all’articolo 16. Lo Stato può perciò limitare in via generale la circolazione sul territorio nazionale. A questo link troverete delucidazioni sul quesito e le sue problematiche: definizione di Emergenza. Io nel mio piccolo, non sono affatto contrario al vaccino che può diminuire gli effetti del virus anche se mi lascia alcune perplessità fra cui la più eclatante: il vaccino non debella il virus ma bensì ne diminuisce gli effetti, rendendoci però ugualmente untori. Semplicemente il corpo ha un’arma in più per affrontare il virus che, scusate la provocazione, è la meno letale della storia. Nel frattempo ho appena ritirato i risultati degli esami del sangue per sapere se potrò o meno vaccinarmi e i risultati non sono proprio rosei. Del resto me lo aspettavo non perché stia male, ma perché l’allergia non mi lascia andare. E’ notevolmente migliorata e ho visto una sua progressiva ma lenta decadenza. Ciò non toglie che non ne soffra e gli esami dimostrano quanto la mia quantità di immunoglobine E sia alle stelle. Per dirla in parole povere, indica la presenza di una reazione allergica senza specificarne la tipologia… MA VA??? Caspita, non l’avrei mai detto! Va beh, una volta consegnati gli esami al mio medico mi farà fare ulteriori analisi incominciando una ricerca e scoperta di cosa e il perché ancora mi infastidisce. A questi valori attuali, difficilmente mi darà l’ok per vaccinarmi, ma non è detto.

Questo però mi porta a chiedermi: se per la mia sicurezza non potrò usufruirne, che cosa posso fare o che cosa mi sarà proibito di fare? lo Stato finora non si è dimostrato né collaborativo né tanto meno lucido nelle sue scelte. Troppe sono a mio modesto parere le mancanze e a causa di una disinformazione spaziale, la gente si sente confusa e timorosa. Fatemi dire una cosa: ha ragione! I primi responsabili a questo delirio sta nel nostro giornalismo che non aiuta ma crea allarmismo. La propaganda pro vaccino della Rai è vomitevole. Mai visto una informazione a senso unico in cui chi si vaccina è bravo e buono e chi protesta o ha dei dubbi è un pirla a prescindere. Come se porsi delle domande sia sbagliato. Il servizio sconvolgente di vari giorni fa su Rainews24 in cui intervistavano festanti pazienti pronti ad essere vaccinati con la giornalista che dallo studio sorrideva neanche avesse una pistola puntata alla tempia, era uguale a quella falsità d’informazione vista sui tg comunisti: tutto va bene, tutto è sotto controllo. La percezione di un disagio a quel servizio mi ha turbato fino a chiedermi fin dove siamo disposti ad andare per farci comprare il set di pentole.

L’attacco al giornalista di Fanpage da parte dei cosiddetti novax è stato sbagliato e controproducente ma ancora una volta punto il dito sulla categoria di giornalisti che invece di indagare realmente sulle motivazioni della protesta che si allarga a macchia d’olio in tutta Europa, ha voluto screditarli ed etichettarli. Mi domando, sapendo come opera la nostra “onesta” informazione, quante persone a montaggio finale siano finite per creare volutamente una levata di indignazione. Poi, che ci siano anche idioti è fuori discussione ma prima di denigrarli come decelebrati e fascisti (non si capisce il perché d’improvviso siano diventati tutti di destra!), a certe manifestazioni di sinistra che io ho personalmente visto e fotografato, la violenza è una prassi consolidata.

Il problema reale al Green Pass (che già il nome è aberrante) è la palese e decisa volontà nell’emarginazione delle persone. Si è voluto creare una fascia di cittadini di serie A e di serie B, come se già non esistesse dopo la distruzione sistematica della classe media, dove oggi si è o ricchi o poveri. Il Green Pass non esclude che se una persona è vaccinata, non possa contagiare altri. Sorprendentemente, una persona che ha fatto il tampone e che risulta negativo, è più sano di una persona vaccinata. Fa strano ma è matematico. La costrizione nel vaccinare le persone, se per salvare la vita va anche bene ma allora che lo STATO si prenda questa beneamata responsabilità nel caso di reazioni avverse. Firmare una liberatoria in cui si è auto responsabili per una possibile reazione non ha senso. È come se comprando un’automobile firmassi una liberatoria in cui assolvo la casa costruttrice di responsabilità se il mezzo acquistato non ha le ruote. Ma cheeeee….. No no, tu mi obblighi? Bene, benissimo. Sii responsabile e non voltarti dall’altra parte, come ha fatto mister Draghi non presentandosi in conferenza stampa mentre venivano annunciare nuove restrizioni e obblighi. Codardo!

Così com’è impostata è una grave, gravissima limitazione alle proprie libertà e la minaccia al licenziamento va contrastata con forza, non solo da chi non vuole vaccinarsi o non può farlo, ma in primis da tutti coloro che già lo hanno fatto. Più altro per evitare che se oggi mettono un obbligo a una cosa, domani sarà un’altra. Vogliamo evitare che avvenga proprio quell’altra cosa, che bisogna mobilitarsi. Voglio ridere se giunti al cinquantesimo richiamo non si inizia ad avere qualche sospetto. Di emergenza sanitaria, al momento non mi pare si debba parlare con 20 morti al giorno, su una popolazione di 60 milioni di abitanti. Non puoi cioè mettere in ginocchio l’economia su simili valori. Non c’è proporzione. Al memento in cui scrivo i ristoranti corrono al riparo servendo all’esterno e già iniziano i primi problemi per cinema e palestre (ma c’era da aspettarselo). In Israele, se la notizia verrà confermata, sono partiti con la terza dose. In Australia la situazione è degenerata in violenti scontri con la polizia, perché le numerosi limitazioni statali sono sproporzionate alla loro attuale “emergenza” sanitaria. In Cina stanno ritornando a mettere in quarantena intere città (ma non erano tutti guariti?). Mi aspetto che il prossimo salto di specie non sia per il vaccino ma con il microchip sottocutaneo per poter entrare velocemente nei supermercati, negozi vari, ristoranti e poi sui mezzi pubblici che per ora sono esclusi dall’ordinanza. Ecco, di questo parlo! Oggi è una cosa… domani sarà un’altra e senza una risposta forte e decisa da parte della popolazione, anche e soprattutto quella vaccinata, si andrà incontro a questa follia.

Mi sento un po’ come l’esaltato che nei film americani, ai bordi delle strade, grida un lapidario: pentitevi, la fine è vicina… Prima o poi ci si azzecca.

Chi dunque protesta deve però smetterla con certe esagerazioni provocatorie come la stella di david sul petto. Se siete per strada vuol dire che avete ancora la libertà per ribellarvi. Quelle persone venivano fucilate sul posto. Una differenza che non può lasciare indifferenti.

Altro aspetto che – vi giuro che a breve terminerò – mi lascia perplesso è che questo vaccino incida sul nostro RNA. Non so se mi spiego ma è come giocare a fare Dio. Gli effetti a lungo termine e su valori futuri sono sconosciuti e non possono… siamo cavie dentro un grande laboratorio. Ma tu non hai incominciato a dire di non essere contrario al vaccino? Certo, però che mi inietti un vaccino sperimentale, che altera il mio RNA e che poi mi costringi a firmare una liberatoria in cui assolvi chi me lo propina da ogni responsabilità… dai, su! Tanto bene non va!

Con l’introduzione dell’obbligo al Green Pass anche per andare al cinema, al ristorante o agli eventi, il gioco ha avuto inizio. Per il “nostro” bene e per permetterci ad un ritorno alla vita sociale, il Green Pass è ciò che ci proietterà nel futuro al controllo di massa. Lo vogliono già fare eliminando il contante, che per quando l’idea sia lodevole per combattere il nero e la malavita, ridurrà i poveri (cioè noi) ad un’esistenza di pura miseria.

Tutto è antidemocratico. Tutto è antiliberale. Tutto è, fuorché giusto. Vaccinarsi non è sbagliato, lo diventa quando ti inseguono per strada come fossi un appestato; lo diventa quando andando al cinema sarai escluso dal gruppo di amici non facendoti entrare, riducendoti ad un reietto; lo diventa quando non potrai accedere al supermercato, in un negozio qualsiasi e persino viaggiare. Sto vaneggiando? Ho letto troppi libri di fantascemenza? Può darsi! Poi saremo tutti nervosi, ansiosi e preoccupati e via dunque alla somministrazione di psicofarmaci (sempre per il nostro bene). E via come zombie a muoverci in un mondo super controllato mentre l’emergenza climatica sta raggiungendo livelli sempre più allarmanti. Tu, hai ancora voglia di ridere?

Beppe Grillo in fabula

Buongiorno a tutti. Spero stiate bene e in salute in questa (l’ennesima) estate torrida. Ora però non ci si mette più solo la pandemia meno pericolosa della storia umana o il caldo africano (in Canada stanno toccando i 48 gradi), ma in ItaGlia anche quello morale su ciò che sta avvenendo nel dietro e sul davanti le quinte del Movimento 5 Stelle. Sarò onesto: sono confuso. Se da una parte ammiro Conte ed il suo impegno politico per aver salvato l’Italia dal disastro nell’ora più buia, dall’altro capo della mia testolina, resta l’idea originaria di supportare un Movimento nato per sgretolare un sistema partitico che fa acqua da tutte le parti ed è solo deleterio alla vita civile di milioni di persone e che quindi, dalla conferenza stampa di due giorni fa, non mi trova d’accordo. Sì, perché la sua idea di rifondare il movimento è quello di trasformarlo in un partito politico… cosa? Cioè, Conte vuole riformarlo trasformando nel vecchio? No, così non ci siamo mi dico!

Poi arriva l’attesissimo intervento del fondatore Beppe Grillo che attraverso le parole nel suo Blog (qui trovi il link al suo articolo) dice alcune cose che condivido pienamente “Non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco”, mentre su altre esternazioni a mio dire infelici, non posso che criticarlo con asprezza e sdegno perché non può parlare di Giuseppe Conte con queste parole “E Conte, mi dispiace, non potrà risolverli perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione“. Con tutto quello che ha fatto, questo è il ringraziamento? Per evitare censure vi lascio alla pagina personale di Beppe Grillo su Facebook: la vi troverete tutta l’acredine possibile alle sue esternazioni. Non ha capacità manageriali??? Perché TU Beppe, le hai? Ma hai visto cosa ha fatto e COME ha governato? Ma da quale pusher ti rifornisci?

Una considerazione caro Beppe, anche se sono ben certo che mai leggerai questa mia riflessione, assolutamente personale: TU hai affossato il Movimento permettendo che diventassero un “partito” di seconda categoria dentro il parlamento quando aveva la maggioranza, avvallando il governo Draghi. Un governo che inizialmente non ha fatto altro che copiare tutto il lavoro del presidente Conte – quello vero, non l’abusivo che vi siede ora, messo per altro da un uomo che non lo voterebbero neppure i suoi famigliari. TU hai detto che “Draghi è un grillino”. Tu hai fatto credere ai partecipanti della piattaforma Rousseau che ci avrebbe dato il super ministro per l’ambiente ed invece è uscito prendendoci/ti palesemente per il deretano. TU ti sei unito proprio con il Dinco Blasio (citazione colta di chi è fans di Barbascura X) della situazione. Dopo ciò che aveva fatto a Conte, ritornare con lui non era accettabile ed invece lo hai avvallato. TU hai puntato su Conte e quindi il tuo affondo è ingiurioso e disonesto. TU hai di fatto decretato la fine del Movimento proprio dall’insensata nascita con l’attuale governo che ora sta facendo ciò che la Lega – proprio quella di Roma Ladrona e degli insulti al popolo del Sud Italia (io non dimentico) – gli ordina di fare. L’ultima è stata la cancellazione al Cashback voluto proprio dalla destra e che da dati in mano, restituiva un po’ di liquidità a chi era agli sgoccioli.

Ecco, da questa confusione, qualche idea me la sono fatta anche grazie al confronto con un un amico e vero sostenitore al Movimento. Io mi trovo in parte pienamente d’accordo su ciò che dici ma siamo onesti, dalla salita di Draghi, non ne hai azzeccata una. L’ultima è avere scritto “Perciò indìco la consultazione in rete degli iscritti al MoVimento 5 Stelle per l’elezione del Comitato Direttivo, che si terrà sulla Piattaforma Rousseau.“. Beppe… ma che c***o scrivi? Io sono un iscritto e non posso più votare a causa dello stop imposto dal garante della Privacy (che neanche mi ricordavo). Non mi credete? Entrateci attraverso il link della piattaforma Rousseau qui sopra, cliccate su VOTO e vedrete che succede. Non c’è neppure un link per l’accesso agli iscritti. Eh sì che inizialmente avevo pensato di essere entrato in una pagina scorretta! Leggo che ora si sta definendo dove e il modo per votare e perciò, prima di fare la mia scelta, mi leggerò per bene lo statuto, ma lo strappo fra il Movimento e gli elettori è avvenuto.

È vero, stare a sinistra o a destra non ha senso perché entrambi sono un fallimento istituzionale. L’italia va riformata in modo tale da avere un governo forte e duraturo e non che cambi continuamente casacca. Non è fattibile credere che possa continuare su questa strada una nazione normale. Non voterò mai il Movimento se si allinea ai pensieri della sinistra ed ecco la mia personale tirata d’orecchi a Conte; ma ciò che ha fatto è indiscutibile, ecco perché l’uscita del fondatore fa scatenare bile e qualcos’altro d’impronunciabile. Beppe ha fatto un regalo impensabile a questa destra invotabile che già festeggia. Il Movimento non è sotto shock, è proprio morto per asfissia. Il potere logora, si sa. La stupidità non fa eccezioni. Penso che i vari Di Maio, Di Battista (si decida una volta per tutte), Lezzi, Morra ed altri si decidano se traghettare il Movimento retando fedeli ad i suoi ideali ( e quindi sarebbe lecito andare via subito da questo governo infame, ORA non domani) o abbandonarlo per sempre. E voi, che cosa ne pensate?

Non c’è due senza tre

Tre. Fra i miei numerosi articoli che ho realizzato in questi anni, tre sono i post che hanno riscosso un successo clamoroso e nessuno di questi riguarda il mio lavoro di fotografo a Milano. Curioso, vero?! Anzi, direi alquanto preoccupante, ma del resto il mio blog ha un suo tocco personale e non è sempre focalizzato sulle mie esperienze lavorative. Ma quali sono questi tre post che hanno riscosso un così vasto consenso? Vediamoli.

Il primo era un’analisi a mio modo, attenta e perplessa sull’uso forzato della componente omosessuale in serie tv o film. Attualmente va tanto di moda – perché tale si tratta, gettare l’omosessualità in un maldestro calderone di storie, purtroppo molto spesso prive di analisi nelle sfumature psicologiche dei personaggi. Ciò che nel tempo mi colpì era questa asserzione: io ti piaccio e senza alcun problema, l’altro troverà per me la stessa attrazione… un paradosso che nella realtà non esiste né trova riscontro nei fatti concreti e reali. Al contrario, è molto facile che se fai il galletto ti trovi con l’occhio nero. Succede se dai un’occhiata sbagliata alla ragazza del tizio sbagliato, figuriamoci se tu omosessuale provi ad attirare l’attenzione su una persona del tuo stesso sesso e che non ricambia né gradisce. Finisce male, molto male. Quel post, non voleva essere né pro né contro ma analizzare in modo concreto, attraverso esempi tangibili, come il mainstream obbligasse le persone ad accettare anche ciò che nella realtà viene osteggiato. Sensibilizzare è una cosa e chi vi parla ha fotografato manifestazioni per sensibilizzare le persone sulle tematiche omosessuali e quindi non posso venire etichettato come omofobo (altra parola sbandierata in modo esagerato per descrivere chi non la pensa come si desidera – che è puro fascismo ma a dirlo sono i comunisti… fateci caso!). Purtroppo da quel post ho notato, e non solo io a quanto pare, dicevo che si sono moltiplicati altri esempi che andrebbero analizzati asetticamente, che non fanno che comprovare la mia idea, ovviamente personalissima, di una moda, in cui senza un briciolo di sensibilità o analisi, si viene costretti a guardare spettacoli a tratti indecorosi anche per chi l’omosessualità la vive. Pensare che la mia prima stesura a quel post era alquanto raffazzonata: eppure, raccolgo ancora oggi messaggi e una moltitudine di visualizzazioni. Esempio che una certa intuizione ha un riscontro ben oltre le proprie aspettative se fa smuovere il pensiero critico.

Il secondo raccontava della mia esperienza con un concorso fotografico che si concludeva con la richiesta, una volta che la mia foto venne reputata “stupenda” ed “emozionante”, di un esborso economico piuttosto esoso a mio dire, per pubblicizzare con una mostra fotografica (dalla esorbitante durata di UN GIORNO) e un libro ad esso dedicato, le foto selezionate da loro. Ovviamente le foto selezionate dai grandi “nomi” (?) della critica fotografica erano solo quelle dei selezionati (cioè tutti) che avevano pagato (i polli). Un successo incredibile di gente che mi ringrazia per ciò che ho scritto arriva ancora oggi ad oltre tre anni da quell’articolo. C’è da esserne fieri! Posso dire di avere fatto la differenza. Sono certo che presso l’azienda che si occupa del marketing su questo concorso, presso i loro uffici, il mio faccione è appeso in un poster bucherellato di freccette malevoli. Ma il loro problema era e resta ancor oggi la trasparenza nella comunicazione: non è sbagliato fare queste richieste purché sia apertamente esposto sin da subito. L’idea che si tratti di una truffa balza proprio per questo motivo e se dopo tre anni, ci sono ancora utenti o semplici persone che mi scrivono, allora o loro non capiscono o semplicemente trovano furor di boccaloni che si bevono a tutte le fregnaccie alla Vanna Marchi. Mi sa tanto che sì, troppe persone ci cascano e solo chi sente la campanellina suonare, si ferma a pensare ed a cercare… trovando me.

La terza esperienza raccontata riguarda il mio amore per la roulette. Sono un bravo giocatore di Poker e giungo spesso al tavolo finale. Non per questo vinco, ma capita sovente che ci arrivo. La mia analisi alla Roulette si soffermò sulle assurdità statistiche in certe uscite con l’evidente conclusione che fosse truccato. Da quel momento tale idea si è rafforzata ascoltando altri giocatori della roulette in canali dedicati. Poco importa se siano sotto l’AAMS, perché quando intuisci che la pallina si fermerà in un determinato settore o numero oppure per sfizio, riempi tutte le caselle, tranne, e dico tranne, una sola e incredibilmente, la pallina cade proprio in quell’unico numero scoperto, beh, anche un bambino capirebbe che si tratta di una delle più elaborate truffe mai concepite. La cosa che scatena rancori e rabbia è che sia teoricamente lo Stato con la S maiuscola, a dover controllare, vigilare. Ma i fatti lo dimostrano: è truccato. Giocare alla roulette on line, che già è un gioco d’azzardo perché fai affidamento alla fortuna, è manipolata in modo pesante ed eloquente. Di esempi ne ho portati all’attenzione con vari post e ci sono video sia in italiano che in altre lingue che lo dimostrano. Ciò non mi toglie lo sfizio di non giocarci ma di certo, sapendo questo principio base, punto veramente basso e quando vinco poco, vinco e mi fermo perché il sistema è manipolato per cui inizialmente ti fa vincere, per poi riprendersi tutto con gli interessi. Lo ripeto, è incredibile che lo Stato lo permetta. Mi domanderete: ma la roulette in live su internet con il croupier che fa girare la pallina e bla bla bla? Si basa sulle stesse regole di manipolazione. Non so come ci siano riusciti ma basta cercare e studiare per incominciare a farvi un’idea. Forse solo il Poker si salva perché siete a giocare con altre persone che se gli chiedete qualcosa, vi rispondono, pertanto non possono essere dei Bot. Ma anche nel Poker ci sono dei limiti e scelte evidenti generate dal software. La soluzione? Come ho detto giocare poco sapendo di volersi solo divertire; quando la ruota non gira a vostro favore è inutile insistere, meglio uscire; giocare solo in tavoli con molti giocatori: il sistema teoricamente punterà su altri scommettitori da spennare più appetibili; a meno che non siate dei super esperti, evitate di giocare ai numeri pieni. Nonostante il successo di questo post ho ricevuto rarissime risposte, ma ciò a quanto pare non toglie che sia un tema ricercato.

Nei due posti d’onore, a dire la verità molto vicini alla vetta, ci sono due post: uno che riguarda la mia recensione al programma della TOPAZ GIGAPIXEL AI, capace di ingrandire fotografie salvandone le caratteristiche senza perdere di qualità (funziona bene, ma dopo averlo usato per parecchio tempo, posso anche affermare che più le foto sono piccole e di scarsa qualità e più il programma trova difficile risolvere il problema). Ma a dispetto di Photoshop, fa la differenza.

L’altro posto d’onore è dedicato alla mia e altrui esperienza con i clienti e come questi, dopo iniziali accordi, cambiano idea o opinione generando un orribile tira e molla per i soldi e la qualità del servizio proposto. Un problema che si risolve generalmente mettendo tutto nero su bianco.

Bene, penso di avere concluso. Mi piacerebbe sapere, se mai vi fosse capitato dalle mie parti, conoscere le vostre opinioni e che cosa ne pensate in merito a l’uno o l’altro dei temi da me affrontati. Un saluto a tutti voi.

Come robocop

Prima di cimentarmi in una ramanzina, una premessa essenziale: col tempo ho sviluppato una disaffezione se non addirittura repulsione PER tutti quegli individui che aprono la bocca a c***o di cane. Originariamente chi vi scrive era un tipo piuttosto timido, molto chiuso e riservato, sempre a frignare su vari aspetti della vita, la principale era nella evidente incompetenza con le donne. Detto ciò, da bravo sardo la lamentela è un fatto genetico, imprescindibile nel nostro dna. Se per l’appunto, un tempo ero così introverso, causa insicurezze e bullismo a cui ero soggetto, assimilavo come una spugna tutte le minchiate, consigli, espressioni o idee di vita tramandatami dalle saggie parole di persone completamente sconosciute che a mala pena si ricordavano del mio nome. Di quella accozzaglia di cavalieri alla Brancaleone e della loro “conoscenza”, ahimé, seguiti per ignoranza e fiducia infantile pedissequamente, ne ho pagato lo scotto , in modo molto, molto caro. Dunque ho sviluppato una corazza che lentamente si è affinata. L’armatura era inizialmente di plastica e piena di buchi, ma col tempo è diventata ergonomica, adattabile alle varie situazioni a cui assistevo quotidianamente. Non come Robocop ma ci siamo avvicinati. Questo ha i suoi evidenti pregi ma anche altrettanto difetti, in primis quello di mettere un “altolà” anche quando non sarebbe necessario. Nelle varie occasioni in cui ho scritto nel mio diario (perché molto spesso questo blog diventa una salutare valvola di sfogo) di questi strani dottori della vita, ho saputo chiudergli la bocca con celerità, prima che potessero far del male. Perché il loro punto di vista è per l’appunto IL LORO e non necessariamente coincide col tuo o il mio stile di vita e le esigenze ricercate. Anzi, se non si possiede una mente libera da condizionamenti, è facile dargli credito e cadere nella trappola. Diversamente si è abili nel discernere l’utile dal superfluo, usando il primo e cestinando il secondo. L’auto determinazione, quella vera e non soggetta alla condiscendenza altrui, ha la sua importanza epocale.

Alla faccia della mia breve premessa! Eh, mi piace scrivere e quando inizio difficilmente smetto, però di una cosa sono certo, quando una persona inizia ad affermare, se pur in modo generico, cosa mi potrebbe accadere su determinanti frangenti, c’è da mettere velocemente quell’ “altolà” necessario e vitale per porre le dovute distanze. È avvenuto proprio questo poche sere fa e mi ha profondamente irritato con la stessa intensità con cui guardando il primo Jurassic Park, tifavo per i lucertoloni che si pappassero quei due bambini rompi********.

L’irritazione era così marcata che poco tempo dopo, d’improvviso, ero pateticamente maldestro. Quando m’innervosisco, la mia attenzione si focalizza su altro invece di rimanere ancorato al presente e questo genera confusione sulle mie azioni. Insomma, commetto errori. Piccoli, a tratti insignificanti, ma sufficienti da aumentare il disagio. Fatto sta’ che se pur dettate – dal suo punto di vista – da una volontà di aiutare, non lo presa bene, anzi, gli ho rinfacciato che stava giudicandomi e mi indicava cosa sarebbe successo se non avessi seguito la strada “A” invece che la “B”. Stavo per alzare la voce ma con signorilità ho trattenuto vocalizzi da svariati decibel. Mi informa che non voleva, che non era sua intenzione ma lo interrompo ancora dicendogli che mi stava mentendo, che era sua intenzione farmi un pistolotto. Non avrebbe avuto più un seguito. Mi sono alzato e sono andato via.

Estremizzo il concetto per farvi capire il mio personale punto di vista su quanto siano false certe scuse e per farlo dovete porvi una domanda essenziale: sono stato insultato, lo voleva o è stato un lapsus? Risposta (mia, personale), NO! Non esiste il lapsus. Ciò che si dice, compresi gli insulti più biechi e sprezzanti, sono reali. La persona non apre la bocca a casaccio. Esprime ciò che pensa realmente. Semplicemente, in un momento specifico, ha tirato fuori la sua vera idea su di voi. Non vuol dire che sia una brutta persona ma ha detto la SUA verità su un dato argomento, su qualcosa di specifico che vi tocca personalmente. Le scuse o il “non volevo dirlo” non esistono. Lo hai detto perché lo pensavi. Questo esempio estremo è per farvi entrare dentro la mia mente. Ci sono effettive persone che consigliano sulla base della loro esperienza, mostrando però alcuni esempi personali. In quel caso, la loro è una valutazione determinata ad un fine che voi potete o meno cogliere. Poi per l’appunto ci sono quegli individui che per sport, aprono la bocca.

Avevo un caro amico, svariati anni fa a Cagliari che ho mollato malamente. Le motivazioni? Per l’ennesima volta e per farsi figo, mi mancò di rispetto davanti a perfetti sconosciuti, per di più raccontando loro di fatti personali. Li raccontò giusto per riderci sopra. Ovviamente non gradì, perché lo aveva già fatto e quella goccia fece esplodere il vaso, altro che traboccare. L’esperienza e la maturità mi diedero l’abilità di cambiare punto di vista sul suo atteggiamento e di fare una scelta, dolorosa, ma necessaria. Fidatevi, incominciai a stare molto meglio con me stesso.

Era inutile parlarci poiché ha sempre avuto la sindrome dell’importanza di sé. Non vi dirà mai “io sono io e voi non siete un c***o”, ma dall’alto della sua presunzione, ve lo farà intuire. Sempre a dare consigli. Sempre raccontando cosa non va nelle vite altrui e cosa dovrebbero fare. Poi, vai ad analizzare la sua esistenza e noti molte stonature: vive in una topaia; non si fa domande sul perché spenda in modo esagerato la corrente elettrica (vedere se si sono allacciati al tuo contatore è così complicato?) abitando in una casa di 50mq; ha bruciato dozzine di grandi opportunità di lavori per stare affianco alla madre anziana (scelta nobile ma scriteriata); era costantemente a criticare chi si diplomava o laureava perché non serviva a nulla per poi diplomarsi e abbandonare la laurea in psicologia a 5 esami dalla fine ed ancora bla bla bla! Ma l’autocritica è un lusso che certe persone non possiedono. Per lui va ancora oggi tutto bene. Per lui è tutto normale e di queste cose appena accennate, ma di cui ci sarebbero altre da esporre, non vi è analisi. Al contrario, sbiascica la sua immensa “sapienza” e conoscenza al prossimo, anche se non richiesta. Siete dunque certi che varrebbe la pena stare ad ascoltare un simile individuo od averlo al vostro fianco? Ad un certo punto, ho detto un no secco. E quando è avvenuto, ho compreso di essermi legato ad una persona tossica. Il suo allontanamento si è rivelato salutare, aria nuova e pulita.

Altro esempio. Oggi sono in vena di non farmi gli affari miei. Molti, molti anni fa, lavoravo in un’azienda. Il datore era un tipo duro ma giusto. Non era cattivo ma sapeva comandare. L’identità al comando era un fatto a lui naturale. Un giorno, mi fece sedere nel suo ufficio ed incominciò a chiedermi quali erano le mie prospettive. Effettivamente, da sbarbatello e timidissimo, non lo sapevo neppure io ma avevo velleità nella recitazione visto l’amore che nutrivo per il cinema. Parlandomi, arrivò a fare l’oracolo che quello di Delfi… tie’, spostati che arrivo io! Incominciò a dirmi cosa e come sarebbe stata la mia vita. Che avrei fatto. Che non avrei combinato mai nulla e che mi sarei cimentato in dozzine di lavori senza alcuno sbocco. Troppo idiota e stupido per capirne la pericolosità, lo ascoltai come un maestro Sith. Di quei consigli e delle sue previsioni, ne compresi col tempo la cattiveria e l’ignoranza. La colpa era da ascrivere al 50%: perché lui parla, ma chi ascolta sono io. Ma in quel periodo della mia vita cercavo un’ancora per uscire dal pantano in cui ero immerso. Grave, spaventoso errore.

“CIO’ CHE E’ VERO PER TE E’ VERO”. Queste parole, riportate nel libro LA VIA DELLA FELICITA’ di L. Ron Hubbard e prese a prestito dalla saggezza buddista, sono assolutamente e indelebilmente reali. Ma per farlo, bisogna capire il dato vero da quello falso e le informazioni vere sono e possono essere un pugno di dati in mano mentre attorno a voi ruotano solo confusione. I mesi successivi allo scoppio della pandemia, vi ricordate quanta confusione c’era in giro? La gente per paura stava in casa. Dopodiché, pur ancora in pandemia, si è capito la sua portata. I dati, quelli veri, hanno incominciato a fluire in una direzione e la gente usciva fuori. Ora sapeva i perché e i come. Aveva più dati e poteva scegliere.

Ma perché le persone tendono a parlarmi con questa presunzione? Chi gli da tale potere? Ma ovvio! Io, voi stessi! Nel mio caso l’atteggiamento da bravo ragazzo e il viso pulito, tendono a conferire un’idea di “immaturità” per cui le donne non mi si avvicinano e certi individui fanno quanto già esposto. La colpa ovviamente è solo mia. Se io trasmetto questo sentimento, ne subirò le dovute conseguenze. La vita di cui ci circondiamo è abbastanza spietata. Pare semplice ma non lo è. E’ dura e basta non stiamo attenti che ci coinvolgerà nei suoi meccanismi contorti. Spesso perciò non basta additare agli altri accuse varie, è necessario anche stare fermi e guardarsi allo specchio, in silenzio.

“solo” pubblicità

Buongiorno. Beh, capita sovente… mmmmmmhhh, “capita sovente” mi pare un tantino esagerato. Diciamo allora che può capitare, anche dopo molto tempo che una cosa detta di sfuggita, si riveli corretta e perfettamente in linea con il vostro pensiero o le sue azioni. A volte non c’è ne rendiamo neppure conto, ma quel pensiero ha dei risvolti che se presi seriamente e ben analizzati, possono fare la differenza. Il pensiero, se valido, deve lasciare il posto all’azione per poter funzionare, questo è ovvio né converrete. Posso esprimere ogni mio più entusiasmante pensiero, ma se poi non confluisco quell’energia in azione, rimane tutto nel cassetto. Il filosofo sulla torre d’avorio che rimane decenni recluso a studiare il comportamento umano, invece di scendere per strada e guardarsi attorno, serve quanto uno zerbino fuori porta. Nel mio capitolo personale della vita, mi è successo che per circostanze fortuite e imprevedibili, ho avuto la consapevolezza di fatti e situazioni che prima di allora mi erano del tutto ignoti. Se non persino celati alla vista e all’intelletto. C’è chi le capisce subito e chi come me, ahimé, dopo tanto tempo. Mi direte: meglio tardi che mai! Sì, ma prima era anche meglio.

Prima di addentrarmi nella mia nuova consapevolezza, tutto questo è nato da una semplice conversazione con un amico riguardo le donne. Come ho accennato, può succedere. Le parole giuste al momento giusto possono risvegliare le coscienze. In questo caso, la discussione si è focalizzata sul perché non mi cerchi una donna e non usi le chat o i siti d’incontri. Semplice, mi vengono proposte persone che abitano chi a Genova o chi in Piemonte, seppur indichi che io voglia trovarne una nelle vicinanze. Da questa sinossi è partita un divertente battibecco che fra le parole SOLITUDINE e SOLO (sul serio, era piena zeppa di idiozie), mi sono reso conto che c’era qualcosa che stonava. Le due parole non erano corrette. Io non sono mai solo né lo sono mai stato, eppure per molto tempo lo pensato. Semplicemente mi piace la solitudine. C’è chi ama la compagnia e chi al contrario non si fa prendere dal panico dal silenzio. Io faccio parte di questa seconda categoria. Certo, vorrei avere una compagnia piuttosto che il mio attuale co-inquilino che francamente lo vorrei impallinare per bene visti i casini che realizza una settimana sì e l’altra pure. Fa diventare le mie giornate divertenti, ma quando rientra brillo, molto, eccessivamente brillo, non lo sopporto.

Da questo preambolo ulteriore mi sono addentrato (penso troppo) al mio ruolo professionale e lavorativo. Mi sono domandato del perché, se pur ricercato, non mi sono mai espando! Perché non sto fiorendo e prosperando? Perché mi cimento in inutili quanto sterili lamentele sul mio portafoglio costantemente vuoto? E’ sorprendente ma da quella discussione amichevole e così fantozziana, ne è uscito fuori dalla mia testolina la risposta: non sei cresciuto perché sei SOLO! Sono solo io con la mia partita iva, con la mia attrezzatura, le mie conoscenze e la mia professionalità. Voi dite, e che vuoi di più? Senza addentrarmi nella mente di V’Ger che vuole tutto e di più, questo aspetto per un professionista, di non essere cresciuto tanto da creare una propria rete di affiliazione o un suo gruppo di collaboratori ha il suo peso.

Sapete cosa vuol dire la parola inglese OUTFLOW? Fra le varie definizioni (c’è anche quella dello scarico del water, sic), la più appropriata riguarda il flusso di comunicazioni che fuoriescono in una certa direzione, per catturare l’attenzione e trovare nuovi clienti. Le telefonate compulsive dai call center (ora sostituite dalle voci automatizzate), le pubblicità via mail, cartacee o quelle che passano per la televisione, la radio, attraverso i deplian e i cartelli stradali, è tutto OUTFLOW. Lo scopo? FARVI/TI CONOSCERE! Dire alla gente: ehi, tu, io ci sono! La Coca-Cola non ha bisogno di farsi ulteriormente conoscere, eppure lo fa, costantemente.

In vari post ho scritto quanto il passaparola sia un fondamento per aumentare la propria stima, l’ammirazione e ingrossare il portafoglio, ma a meno che non sia un flusso continuo e costante, si rischia di crescere alla velocità di una tartaruga. Maggiore è l’outflow inserito nel flusso dei dati, maggiori sono le possibilità di farsi conoscere ad una cerchia di persone e professionisti più ampi. Ho dei siti nuovi; ho nuovi clienti; sono costantemente in movimento e non vedo l’ora di ricevere il mio nuovo scooter per essere libero dalla gabbia dei mezzi pubblici (come una bella donna, si fa attendere). Ciò nonostante ottiche e corpo macchina sono ancora gli stessi e come per il grandangolare, si incominciano a vedere i segni un’inevitabile deterioramento. Questo per dire che dopo 15 anni di duro lavoro, vivere in affitto (che badate bene, non è negativo) con altre persone che non facciano parte della famiglia (questo sì che non è ok), non è un buon indicatore. Per uscire fuori da questo circolo vizioso non c’è altra chance se non quella di aumentare l’outflow in modo esponenziale, mettendo giù piani di battaglia giornalieri, settimanali e mensili con una visione a lungo termine. Pare incredibile a dirsi ma sono così indaffarato che questo fondamento non riesco a sfruttarlo. Sempre, per il solito motivo… sono SOLO. Pensate infatti che questo post è stato compilato con lo smartphone, fra un viaggio in metropolitana e l’altro.

Ma voi che cosa ne pensate? Quali sono le vostre esperienze e come avete affrontato questi problemi? Fatemelo sapere nei commenti. Grazie a voi.

Lavora schiavo!

Buongiorno a tutti voi. Sono settimane convulse e piene di avvenimenti. Sappiate che ora, avendo preso a tempo di record, la patente A2 della moto, sarò un’ulteriore rischio alla vostra incolumità. Nel frattempo però sono ancora in giro a cercare uno scooterone che mi permetta di proiettarmi oltre i confini lombardi a prezzi contenuti (ma con l’SH proprio non andiamo a genio).

Parlando invece di fotografia mi voglio soffermare su un aspetto poco dibattuto o che per lo meno, ho letto poco e che rispecchia il titolo del mio post. Ovvero come comportarsi quando hai emesso la fattura di uno o più lavori e non sono stati ancora saldati dal cliente. Per una mia amica la soluzione è quella di fargli trovare la testa di un cavallo sotto le lenzuola. Mi pare un tantinello esagerato. Eppure, ho dovuto e sto ancora avendo a che fare con ben tre clienti che non solo continuano a chiamarmi, ma che di saldare trovano scuse varie, a volte veramente fantasiose.

L’ultima in ordine di tempo mi ha chiesto di andare a fare un lavoro fuori Milano, in una giornata sotto un autentico diluvio. Visto che però del precedente pagamento non c’era ancora traccia, mi sono rifiutato. Prima saldami, poi si parte, mi sono detto. Ovviamente il mio è stato un approccio più soft e contenuto. Ma il rifiuto, con la scusa del cattivo tempo, implicava nella mail anche la richiesta di chiarimenti per il mancato pagamento della fattura emessa da oltre un mese. È qui dentro che mi diverto col sarcasmo perché la comunicazione a pallottole non serve a nessuno. Resta però l’irritazione per un atteggiamento irrispettoso e poco professionale. Vedere poi la titolare fuori Italia mostarsi felice su personali cicli esistenziali, mi rende un po’ pazzerello, passando dall’apatia alla modalità Samuel Jackson in Pulp fiction che sbraita monologhi biblici simil esistenziali prima del fatidico clic.

Disgrazia vuole che pur avendo tutti i requisiti per usufruire dell’aiuto statale, lo scorso anno sono andato in pari col 2019. Quindi niente aiuto. Questo implica non poter fare lo schizzinoso. Insomma, devo continuare a fare la formichina. Perciò capirete bene quanto sia importante che i miei clienti mi paghino velocemente. Esattamente come loro richiedano la consegna dei miei lavori con la medesima celerità. Domandare, sollecitare i pagamenti non è mai bello quando poi una persona ha le sue scadenze.

Ricominciare a lavorare per Just eat, mi permette di avere un costante flusso di lavoro, scordandomi momentaneamente del supermercato (una valangata di prelibatezze mi hanno dato, anche se pare che il mio stomaco non le abbia tutte digerite 🤭). Ma questo lavoro è momentaneo e con l’arrivo del mio nuovo mezzo, le risorse si prosciugheranno velocemente. Queste sono parte delle conseguenze della pandemia.

In realtà lamentarmi non è corretto. C’è chi se la passa molto peggio di me. La differenza? Mai perdersi d’animo. Ma avere entrate regolari aiuta tantissimo. La serietà si dimostra anche da questi passaggi vitali che portano ossigeno a chi ha contribuito a rendere importante una realtà lavorativa. Ma come comportarsi? Quali regole adottare? Come ho detto, uso un mezzo soft mentre in realtà ribollisco come un T 1000 sotto lava.

Pensate che alla mia richiesta, l’ennesima, mi sono sentito dire che il mio approccio non gli era piaciuto e che se volevamo continuare a lavorare assieme, dovevo cambiare atteggiamento. Non è uno scherzo. Sta cialtronata mi è stata realmente detta. Però che mi si lasci per più di un mese a stecchetto, quello andava bene. A volte penso che certa gente sia scollegata dal mondo e che dietro la loro ricchezza o tale presunzione, non vedano chi gli circonda. Non parlo dei poveri poveri ma di tutti gli altri. Gente come te o me che lottano quotidianamente per fare andare bene le cose… e i conti! Tante cose in Italia non sono andate per il verso giusto. L’introduzione dell’euro ci ha dato la bastonata finale. Poi noi ovviamente ci abbiamo messo dell’italica virtù e abbiamo fatto il resto. Una delle cose, che neppure la pandemia ha cambiato, è la maleducazione.

Per chi volesse approfondire questo argomento vi lascio a questi link, che ho trovato molto interessanti:

https://www.socialmediacoso.it/2017/12/18/sollecito-pagamento-fatture/

https://www.impresapratica.com/leggi-e-fisco/clienti-che-non-pagano-come-gestire-i-mancati-pagamenti/

Avvocati e minacce non servono a nulla se non per importanti cifre. Farsi pagare in anticipo? Sì, ma non tutti lo accettano, così come pacchetti a ticket. Insomma, le opzioni non mancano. Scarseggia la serietà. Ma voi, cosa fareste? Come vi comportereste? Fatemelo sapere nei commenti. Un saluto.

Andrea Satta ǀ
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Betrayed

Ciao a tutti. Spero che vada tutto bene. Nel mio caso potrei dire che la primavera mal mi giudica se devo costringermi a fare i salti mortali per sopravvivere alle violenze allergiche a cui sono costretto, soprattutto quando dormo, cioè nel momento in cui ho più bisogno di riposare. Ma un giorno spero di ritornarci ancora e di illustrarvi le mie strategie senza fare uso di antistaminici o spray naso dilatatori. Bene, ritorniamo a parlare del mio lavoro di fotografo. Dopo le vacanze pasquali il lavoro è rientrato. Potrei coniare un nuovo motto del tipo “ogni festa porta doni ma ti porta via i lavori” o qualcosa del genere. Lasciando perdere la mia analisi personalissima sull’attuale situazione sociale, il mio discorso ricade sull’idea, tutta personale, sbagliata o meno che sia, che quando dai la parola, la mantieni. Io sono fatto così. Non penso che sia sempre un atteggiamento corretto, anche se onorevole e pieno di pregi, perché se la strada intrapresa è piena di ostacoli e sta creando problemi, rivederne il principio con cui si ha stretto una collaborazione, è quanto meno doveroso se non essenziale.

Come fotografo immobiliare so benissimo che le agenzie immobiliari tendono ad avere il massimo profitto spendendo il meno possibile. Di esempi ne ho fatte a dozzine, né mi soffermerò ulteriormente su un argomento a cui ho dato molto credito. È un problema serissimo che mal si concilia con la mia esperienza e la presunzione che tale esperienza vada retribuita. Bravo o meno che possa ritenermi, quindici anni di lavoro esigono che se tu cliente mi chiami, in seguito non puoi dirmi che sono caro. Certo che lo sono e non vedo il motivo per cui non dovrei esserlo.

www.fotografointernimilano.it

Il principio del mio discorso è che nel mercato libero, chiunque può fare i prezzi che vuole e spesso taluni professionisti cadono nell’errore di accettare richieste al ribasso, tali che a conti fatti, si va innegabilmente in perdita. Ma una volta che si entra nella cerchia dell’una o dell’altra agenzia, si stringono alleanze e si viene accolti in una cerchia di amicizie (un po’ velleitaria, ma reale). Quando io personalmente accetto un incarico, mantengo la parola. Anche se poi a ripensarci me la rimangerei perché, per un motivo o per un altro, capisco tardi di aver beccato un lestofante o un semplice chiacchierone. Certo è che se l’agente immobiliare, mi richiama per altri lavori senza prima avermi saldato quelli precedenti, parola o non parola data, io non mi schiodo dalla poltrona di casa.

Poi ci sono i vigliacchi. Quelli che pensi di conoscere bene e che pur apprezzando il tuo lavoro e il tuo impegno, d’improvviso non chiamano più. Scopri che da primo fotografo sono diventato la riserva. Scopri che, ma che caso, da quando è arrivata una nuova collaboratrice, io sono sparito per dare spazio ad un’altra fotografa. Non so quanto sia pagata ma per esperienza so per certo, quando s’intromettono nuove persone, loro della parola data se ne fregano e la gettano nel cestino. Siamo nel libero mercato quindi è plausibile che si scelgano nuove collaborazioni ma visto che conosco i responsabili MOOOOOLTO bene, ho chiesto lumi e la sua risposta è stata un “ciao Andrea. La cosa diversa dalla ragazza che fa le foto è la disponibilità...” ??????????

È meritevole di un punto interrogativo grande coma la pagina. Ma lo capirete in seguito. Andiamo avanti. Per poi terminare lo striminzito messaggio con un “Comunque ti richiamerò. Stai sereno.” In men che non si dica gli ho risposto per le rime, educate, ma pur sempre decise, perché non mi fai fesso né puoi osare prendermi per il culo. Ovviamente gli ho fatto notare che mai sono stato meno alle disponibilità. Mai, neppure quando ho iniziato a muovermi in bicicletta o con i mezzi dopo che lo scooter mi aveva abbandonato. Questa frase, della disponibilità, mi ha fatto salire il sangue al cervello. Ho proseguito dicendogli che essendo tartassato dagli appuntamenti, era normale fissarli e che mai avrei accettato dei lavori a comando. Prima di tutto perché non sono un loro dipendente, secondo perché altamente diseducativo e terzo mi si accavallano gli impegni con gli altri clienti. L’ultima stoccata è stata un “Con le altre agenzie funziona benissimo e sono ben coordinato. Perché con voi non dovrebbe esserlo?

Ovviamente il “Comunque ti richiamerò” non è mai avvenuto. Non potevo aspettarmi diversamente. Non sono così idiota da non capirlo. Soprattutto perché ha fatto seguito a quel “Stai sereno”, papale papale ad una carezza per calmare il triste bambino. Ma VFC! Rivisto due settimane fa, non mi ha neppure salutato mentre parcheggiava con la sua nuova automobile. Non scherzo! Io non ho i soldi per comprarmi un cazzo di scooter, ma lui si… Basta! Lamentarsi non ha più senso. È la stessa cosa che mi capitò due anni fa con quell’agente donna che ricontattandomi andò a ribasso (ma veramente tanto) mentre lei si vantava in tutto il suo splendore in foto mozzafiato nelle spiagge dei caraibi e di altre località paradisiache su Instagram. Della serie: io so’ figa e voi siete solo merdaccia. Ecco, quello fu uno dei primi casi in cui decisi di dire stop al mio impegno. Il suo atteggiamento era tale che non meritava ulteriori aspettative. E il suo rientro è stato rispedito al mittente.

Nel caso trattato però mi sono sentito tradito da persone a cui tengo e che conosco molto bene per il loro straordinario impegno, non solo professionale ma anche civile. Frasi del genere me le aspetto da altri, non da loro. Penso seriamente di cambiare tutto. Pur andando bene, voglio incominciare a ripuntare sull’arte. Su ciò che obiettivamente mi permette di stare ore intere davanti al monitor di un computer senza risentirne gli effetti negativi. Ma se cercando volete un fotografo versatile e capace, non c’è che da contattarmi. E voi che ne pensate?

Non sei competitivo

Questo è quanto mi sono sentito dire da un cliente, dopo avermi inviato un’esauriente richiesta di un preventivo per andare a fare fotografie in lungo e in largo per mezza Lombardia, a scattare foto ai centri commerciali appena ristrutturati. Non che mi aspettassi nulla, ma il costo preventivato, seguito dall’intera descrizione del servizio offerto e da tutto il lavoro di confronto, il costo era più che onesto. Parliamo di un produttore che ristruttura centri commerciali, non il panificio all’angolo. Parliamo di imprenditori abituati a firmare assegni a cinque zeri. Eppure, per i miei 900€ richiesti, mi sono sentito dire proprio queste parole “dopo aver visionato la sua offerta e averla messa a confronto con altri preventivi, abbiano notato che la cifra da lei domandata era almeno doppia rispetto a quella richiesta in media dai suoi colleghi e quindi non competitiva e per tanto non siamo interessati alla sua proposta.”

Ma che cosa vuol dire non essere competitivo? Cosa porta a dei risultati migliori? Essere collaborativi o competitivi? La differenza è sottile ma quando siete Voi stessi degli imprenditori vuol dire tenersi aggiornato sulle novità e i cambiamenti. Per essere competitivo dovete monitorare e vedere cosa fa il nemico e come si muove. Dovete in primo luogo credere al prodotto che offrite. Dovete crederci, altrimenti che senso avrebbe? Per offrire tale prodotto quindi è necessario una o più strategia, capire cosa ha funzionato bene e rafforzarlo, cosa non ha funzionato bene ed eliminarlo o rielaborarlo.

La competitività dunque si evidenzia dalla professionalità, dalla qualità, dalle strategie e dal marketing e le vie possono essere varie ma sostanzialmente si suddividono in due branchie: la prima è offrire i propri servizi a prezzi modici così da incanalare su di sé molti clienti; nel secondo caso si offre un servizio così caro da essere di nicchia. Ed oggi, badate bene, non lo dico io ma alcuni analisti nel settore, la pandemia sta ridisegnando l’intero settore economico tagliando ogni chance a molte realtà. Non sarà facile e quando ne usciremo, molte cose non saranno più le stesse.

Bene, ritornando al discorso iniziale, la domanda è: sono competitivo? Io direi per onestà, sì! Eppure da questa esperienza mi sono fatto una serie di calcoli. Facendomi un conto, i miei colleghi, per sbattersi fra Como e Lodi (con evidente dispendio di tempo e di soldi per il viaggio), dovrebbero avere fatto richieste per 500€ complessivi. Non per uno, badate bene, ma bensì per molti shooting. – Come ho da sempre sottolineato, il tempo È lavoro che equivale a soldi. – In linea di massima perciò, per ogni servizio fotografico, il fotografo ha optato per farsi pagare 40/50€ massimo a servizio. Non posso criticare l’imprenditore che gioca al ribasso. Lo farei pure io se trovo il pirla, perché così lo citerò, che accetta tali commissioni. Se per lo stesso servizio trovo chi si offre ad una certa cifra sotto la media, senza che lo stolto badi per l’appunto al tempo ed ai soldi che deve spendere solo per raggiungere i luoghi di produzione, lo ripeto, pure io accetterei… se non ho alcuna pretesa. Questo è un punto molto importante. Se voglio fare colpo con un biglietto da visita elegante, mi affido a seri professionisti oppure mi cimento in una lunga analisi delle opzioni stilistiche, artistiche, comunicative migliori. Altrimenti compro un cartoncino, stampo un biglietto da visita a cazzum e lo ritaglio con le forbici.

Se un cliente mi contatta è cosciente della qualità a cui si affida. La qualità va dunque pagata. Il fotografo matrimonialista vuole essere pagato bene perché ci mette il cuore e il tempo per creare momenti di grande emozione. Se la coppia vuole spendere poco, che si affidi agli scatti degli amici con lo smartphone, sperando che poi qualche bella foto possa uscirne fuori dalla scatola della fortuna. Non è negativo essere cari o competitivi e per me, dopo 15 anni di servizio, è il minimo ed onestamente parlando, è ancora sotto il reale valore consegnato.

Ma va bene così, dai. Sono fuori mercato per alcuni? È un vanto. Parlando con un conoscente a cui ho girato il suo numero di telefono richiestomi da un agente immobiliare per dei lavori che io non posso consegnare, mi ha confessato che l’agente andava costantemente al ribasso e che dopo un po’ si era così indignato che ha chiuso la conversazione. Che volete che gli dica? Nulla! Ha fatto bene. Essere dunque collaborativi non implica però scendere sotto degli standard minimi di sopravvivenza.

Imparate ad esigere di essere ben retribuiti. Se il cliente arriva a voi, vuol dire che vi apprezza. Vuol dire che riconosce il vostro valore. Fatevi valere usando affinità (perché non bisogna essere spigolosi e poco emotivi anche se siete dei sei professionisti), realtà (è necessario essere onesti e ben ancorati alla realtà della situazione richiesta. Loro vogliono una soluzione ad un loro problema. Voi siete quella soluzione, non siate perciò un problema in più.) e comunicazione (senza comunicazione non esiste nulla di tutto questo. Se non aprite bocca o non scrivete, non andrete da nessuna parte). Perciò è la comunicazione il collante imperativo. La fuori sarà sempre più difficile, ma pensare di vincerla a prezzi stracciati non porta da nessuna parte, in primis a pagarti le bollette. E voi che ne pensate? Fatemi sapere le vostre impressioni. Un saluto.

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