AI: Portfolio con Amy Adams

È tempo di raccogliere i frutti di settimane di costanti esperimenti e approfondimenti con l’intelligenza artificiale. Sì, lo ammetto. Mi gasa tantissimo e cerco di sondare stili e generi che si addicono alla mia visione dell’arte. Una volta che ne ho cavalcato l’onda, mi lascio trascinare da nuovi stimoli e prospettive. La marea di presunti e reali artisti lascia sgomenti e perplessi ma è tale l’entusiasmo generale che si possono trovare nuove interessanti idee da usare. Nel mio caso personale, per chi mi segue è cosciente nel trovarsi difronte ad un’anima malinconica, a tratti irrequieta che trova giovamento in quei video musicali come le monumentali opere d’arte dei videoclip targati Tool, roba per stomaci d’amianto, nei quadri (non c’è solo HR Giger ma anche una folta schiera di artisti che ne sono rimasti elettrizzati a dargli man forte. Potrei suggerire che sia diventato una specie di semi divinità astrale non dissimile dal genio di John Carpenter – oramai il regista vivente più citato nella storia dopo Stanley Kubrick) o in taluni disegni (non menzionerò i fumetti manga perché sarebbe fin troppo facile ma bensì il creatore di Spawn, Todd McFarlane che trovo baroccamente inquietante anche quando dà vita a Spiderman). Ovviamente senza dimenticarsi di cinema come il già citato Carpenter, Burton, Argento, Bava, Del Toro e molti libri interessanti. La marea da cui attingere è vasta e proficua per generare opere d’arte. Bisogna solo sapere come comporle.

Il discorso non è dissimile da un componimento musicale. Certo, non siamo all’estro di Mozart che detta sul letto di morte a Savieri lo spartito del Requiem, ma spero di avervi fatto partecipe del sentimento. I “/prompt”, cioè quei comandi necessari affinché l’intelligenza artificiale possa sviluppare l’abbozzo dell’idea che avevamo in mente sono lo spartito, le note musicali, il pennello. Senza questi comandi, l’AI va a casaccio e solo di tanto in tanto fa uscire dal cilindro qualcosa di interessante. Ma è puro caso. È perciò più inebriante e salutare quella creazione nata grazie al nostro “estro”.

Dopo avervi parlato nei precedenti articoli di questa rivoluzione tecnologica, ho imparato col tempo ad usarlo correttamente e posso affermare per esperienza diretta, che non è stato facile. In primo luogo perché non uso Midjourney per i problemi evidenziati anche nel precedente post: ragazzi/e, tutto ciò che create, a meno che non abbiate un profilo privato da 600 dollari all’anno è disponibile per ciascuna utenza. Pertanto tutti possono arrubarvi la vostra creazione e se sviluppata attraverso vari software, venderla o spacciarla come propria – sempre che riusciate a generarla sufficientemente grande affinché le agenzie di iStock le accettino. Sono personalmente intenzionato a cimentarmi nella vendita. Non dico che ci riuscirò, ma voglio provarci. Disgraziatamente non potrò riuscirci se le mie creazioni sono disponibili a tutti, dove quei “tutti” sono il vasto mondo di ladri, così come ci ricordava il buon Antonello Venditti. Io uso principalmente due programmi, Wonder e Irmo (entrambi su Android) e non perché mi paghino per parlarne ma perché il loro abbonamento è abbordabilissimo a tutti e l’opera generata, una volta scaricata è in grande formato. Ideale per la vendita nelle agenzie di iStock; il formato è essenziale. Più in là parlerò anche delle valide alternative a Midjourney, che sono pure agratis.

Come dicevo, non è sempre stato facile ed a tutt’oggi non lo è ancora. Per esempio, settimane or sono provai a generare il volto di Kate Middleton, la principessa del Galles, con il costume di qualche supereroina Marvel. I risultati iniziali furono catastrofici. Per motivi misteriosi non c’era verso di ottenere un risultato che fosse normale: viso surrealista, mani con venti dita, tre occhi e via discorrendo. A forza di tentare, l’AI di Wonder ha trovato la quadra, consegnandomi delle discrete illustrazioni. I miei esperimenti ebbero maggior successo sfruttando i volti noti di attrici come Megan Boone, Isla Fisher ed Amy Adams. Infatti ogni operazione si rivelò quasi sempre senza intoppi. Non chiedetemi come mai. Secondo me a pensar male qualche sviluppatore è un fan sfegatato di queste attrici e deve avervi caricato enormi quantità di foto nei loro database, oppure hanno delle brave persone che sanno valorizzare il seo del proprio nome. Poi ci sono quei casi strani il cui viso dell’attrice è appena rassomigliante al vero: Jennifer Morrison, Jane Seymour, Aubrey Plaza, Leslie Mann sono solo alcune delle persone usate con risultati molto discutibili. È vero che la Morrison è un po’ mascellosa, ma per come mi è stata proposta… lasciamo perdere. Finora ho inserito su quasi tutti i miei articoli, vere e proprie illustrazioni personali generate dall’AI su mia dettatura. Dei quadri, direi! Per molte di esse sono stato costretto a rimodellarle, perché se lasciate integre, risultavano bizzarre quanto una corazzata kotiomkin con i sottotitoli in cecoslovacco. Pertanto non vi farò vedere i risultati più discutibili ma quelli più accattivanti e che mi hanno fatto esclamare con un: “Finalmente, E’-V-I-V-A… Seguito da epiteti mitologici.”

Vi chiederete come mai per il primo portfolio con un’intelligenza artificiale, abbia scelto come musa ispiratrice l’attrice Amy Adams! Se siete arrivati fin qui vi sarete già imbattuti in alcune opere. In effetti ho un debole per questa bellissima rossa, oltre che ammirarla come splendida attrice. Sia che faccia la svampita principessa delle fiabe, sia la linguista per alieni o la truffatrice, resta non solo bella, ma incredibilmente brava. Si potrebbe dire che sia il Daniel Day Lewis/Christian Bale al femminile. Ma un altro motivo è che, come vi ho accennato poc’anzi, è stato uno dei pochi volti sviluppata senza grossi problemi. È vero che ho dovuto sistemare alcune cose (soprattutto le mani, occhi e capelli), ma niente di particolarmente complicato.

Il composit iniziale è un esempio di una foto originale e delle sue varianti modificate. Basti che sappiate che prima di creare quelle variazioni indicate sotto le lettere A-B-C, l’originale ha necessitato di importanti modifiche. Ma una volta terminato, il resto si è rivelato semplice. Troverete un altro composit che parte dall’originale ai suoi sviluppi successivi. A metà articolo mi sono cimentato nel trasformare l’attrice in una super eroina marvel ed in una scultura, busto e bassorilievo. L’ultimissima immagine è una creazione partita con l’idea del personaggio delle fiabe Disney interpretata proprio dall’attrice nel film Come d’Incanto. Il risultato è molto bello eppure, come già scrissi negli articoli precedenti, mi pare di averlo già vista. Mistero! Bene, il resto spero vi piaccia tanto quanto è stato gratificante per me generarle. Mi piacerebbe avere un vostro parere e quale preferite di queste immagini. Buona visione.

Aggiornamenti sulle AI art e Writer

Guerriera osserva una città in rovina. Copyright 2023 Andrea Satta

È impressionante la velocità di notizie e di aggiornamenti che si accavallano dall’introduzione dell’intelligenza artificiale nel mercato artistico e nella scrittura. Non faccio in tempo a preparare un articolo, revisionarlo, completarlo con nuove informazioni che subito dopo ne escono di nuove ed eclatanti. Vado però fiero che le mie riflessioni si siano dimostrate giuste o per lo meno evidenti, in particolar modo soffermandomi su alcune considerazioni personali in merito alla guerra presunta e mai dichiarata ufficialmente fra gli artisti e i creatori delle intelligenze artificiali… Non ho fatto in tempo a pubblicare queste osservazioni che leggo di un collettivo di artisti che ha legalmente denunciato le società creatrici dei sistemi di AI. In particolar modo contro Stability AI creatrice di Stable Diffusion e ovviamente il più noto Midjourney. Grazie alle loro proprietà, possono trasformare un testo scritto in immagini, realistiche o artistiche (questo dipende da noi e dalla nostra sensibilità).

Ora, mi azzardo su una nuovissima riflessione. Statemi dietro e seguite il mio ragionamento. Come sappiamo, molti artisti si lamentano che le società creatrici di questo sistema, per poter operare, devono appropriarsi di opere umane già esistenti. Per poterle creare, senza incorrere nel rischio del plagio, l’intelligenza artificiale, in base alle nostre precise e dettagliate indicazioni, si può ispirare a l’uno o all’altro artista, che sia il Tintoretto, Giotto, Caravaggio, Goya, Bosh, Hokusai, Hiroshige, Picasso, William Turner, Andrea Mantegna, HR Giger e moltissimi altri, noti e meno noti morti e qui arriva il quesito di paternità… di artisti ancora in vita. Insomma, da qualche parte l’AI deve pur pescare per generare una qualsiasi scena, anche senza indicargli un preciso stile artistico. A questo punto l’AI ci fornisce un mix di immagini che vengono fuse per generare un insieme coerente e lineare. Sappiamo anche che questo processo non va sempre in porto; pensiamo ad esempio agli arti, le dita delle mani e dei denti e come vengono erroneamente rappresentate.

In risposta ad un commento su Facebook, proprio su l’astioso problema del plagio digitale, un’utente mi ha scritto dicendomi quanto segue (faccio copia incolla per onestà d’informazione):

Ho sentito molti agitarsi per la possibilità di plagio da parte delle AI tipo Midjourney, chi sa come funzionano le reti neurali alla base delle AI (ho seguito un corso di due mesi in università su questo) sa benissimo che le AI non possono registrarsi, ingurgitano di miliardi di immagini e producono il frutto di interpolazioni che includono tutto quel maremagnum su base dei prompt che ricevono, ma non sanno pescare un singolo lavoro per copiarlo, cosa che invece vedo fare quotidianamente da bipedi umani che inondano il web di autentici plagi e copie millimetriche . Eppure tutto questo scaldarsi arriva solo rivolto alle AI… La cosa è psicologicamente e sociologicamente interessante, allora il problema non è la copia, non è il plagio, altrimenti questa leva di scudi ci sarebbe stata ben prima per gli umani copiatori (con intenzione peraltro). Mi pare chiaro che dietro si nasconda la paura, il timore di vedere le proprie abilità surclassate da una macchina e di trovarsi senza ‘importanza’.
Un pittore, un illustratore, un disegnatore, non producono perlopiù pixel, io uso tele e pennelli, e quello al momento mi pare che le AI non lo facciano. Ma ipotizziamo che un domani lo facessero, avrei paura? No. Perché? Perché il contenuto artistico è ciò che distingue l’arte dall’artigianato, è il concetto, il senso, gli oggetti di design di Munari sono prodotti anche da macchine, ma il progetto, il concept, la paternità artistica è e rimane la sua.
Purtroppo negli ultimi decenni si è andata confondendo l’arte con l’esecuzione tecnica, ma persino Canova non realizzava le sue proprie sculture, le realizzavano i suoi lavoranti, perché l’artista è un lavoro di concetto ed eventualmente solo secondariamente un lavoro tecnico… Aggiungo una postilla, le reti neurali artificiali funzionano come le nostre, se va considerato plagio nutrirsi visivamente delle opere di altri artisti e poi producono le nostre opere nate dalla contaminazione con ciò che abbiamo visto, attenzione, si rischia davvero in nome di una battaglia alle AI di rendere impossibile anche agli umani il fare arte.

Questi sono quei confronti belli ed utili che arricchiscono e ci permettono di andare oltre a semplici idee. Non ci saranno dei “ma” poiché mi pare un’analisi esaustiva. Non necessariamente dobbiamo accettarla, ma bensì prenderla per quella che è. Tali premesse sono fondamentali al fine di arrivare alle mie considerazioni personali: io sono felice che esista l’intelligenza artificiale (anche se continuo a ribadirlo, bisogna usarlo in modo coerente e consapevole). Perché? La mia anima è stata plagiata positivamente dalla frequentazione al Liceo Artistico di Cagliari, studiando storia dell’arte, andando per mostre e gallerie d’arte e nel divorarmi film per colazione e cena. Perciò la amo in modo particolarmente e facendo il fotografo di professione, ho l’occhio allenato per osservare o ammirare ciò che spesso viene ignorato. Se questo sono io, non si può dire altrettanto di molte altre persone fra cui presunti influencer (ne ho conosciuti pochi e sono tutti miserevolmente ignoranti, sic!) che a mala pena conoscono la pop arte di Andy Warhol o il surrealismo di un Salvador Dalì.

Suora che scende le scale dentro una grotta. Copyright 2023 Andrea Satta

Ed ecco che ci viene in aiuto proprio l’intelligenza artificiale proponendoci neo opere d’arte ispirate all’uno o all’altro pittore. Se si vuole perciò creare qualcosa di nuovo, la scelta obbligata è quella di informarsi o addirittura studiare l’artista o gli artisti preferiti. Di fatto, l’AI spinge masse inconsapevoli di utenti a realizzare opere ispirate. Se poi una persona è curiosa per natura, non potrà che giovarne a livello scolastico e/o intellettuale. Quindi che ben venga l’intelligenza artificiale se ci permette di ampliare le nostre conoscenze. Io mi fermo sulla pittura, ma esiste anche l’architettura, la scultura in pietra, metallica o lignea, il design d’interni o degli stilisti di moda. Esiste un mondo intero a cui ispirarsi.

Ritornando alla battaglia legale che si è aperta, le società stanno cercando di correre ai ripari poiché la questione sul plagio è molto sentita. Anche se lo si ritiene più un problema etico che non legislativo, il collettivo denuncia che intere opere generate sono così simili dalle loro da risultare quasi impossibile differenziarle (vi dò una dritta… basta catalogare tutto il proprio lavoro rendendolo disponibile per la consultazione che il problema cesserà di esistere). Al momento la battaglia è dalla parte opposta dell’oceano ma dal suo risultato molti paesi prenderanno esempio, penso soprattutto al Giappone e alle sue roboanti proteste. Il problema è al momento in cui scrivo non ci riguarda e parlando degli USA da dove è iniziata la guerra legale, la U.S. Copyright Office dice apertamente che l’arte generata dalla AI non può essere protetta dal copyright perché non ha la “paternità umana”, aspetto necessario per la sua protezione. Aggiungo io che è un aspetto discutibile, poiché nessuno mi può vietare di modificarla e se ci metto le mani per plasmarla secondo le mie necessità artistiche, chi mai avrà il diritto di togliermi la paternità dell’opera? È ovvio che la differenza deve essere netta fra l’immagine generata dall’intelligenza artificiale e quella modificata per mano dell’utente, altrimenti per la U.S. Copyright Office non si può applicare nessuna tutela, ma penso sia una regola che valga d’appertutto.

Va da sé che potete dormire sonni tranquilli poiché parliamo di leggi e regole americane. Il resto del mondo non le segue e se ne infischia. Ma in base al breve riassunto sulle regole fin qui esposte, non viene bloccata o impedita la vendita delle stesse, ma lo ripeto ancora una volta… parliamo solo degli Stati Uniti. Sappiate perciò che le società di microstock come Adobe Stock accettano contenuti realizzati “utilizzando strumenti di intelligenza artificiale che soddisfano i suoi requisiti, etichettandoli in modo chiaro come tali”. Quindi si può già iniziare a farci dei soldi, ma attenzione che Adobe Stock accetta immagini con dei requisiti molto specifici e poiché la stragrande maggioranza delle società creatrici delle AI concede il download gratuito a 1024×1024 pixel, è facile immaginare che agenzie di istock come Adobe Stock le possa rifiutare (in poche parole, sono troppo piccole). La soluzione è quella dell’acquisto alla versione PRO, che come abbiamo visto precedentemente in altri articoli, possono essere molto onerose.

Attenzione che per Midjourney l’utente NON detiene nessun diritto di copyright. Non importa dove viviate; è specificato che il diritto lo detiene solo Midjouney. Infatti sia i comandi (prompt) che le immagini stesse sono di libero dominio e pertanto usufruibili da chiunque, e chiunque le può scaricare, usare, modificare a piacimento e venderle a vostra insaputa senza che possiate farci qualcosa. Tranquilli che però anche in questo caso, la dimensione limitata salva le chiappe ai furbetti del marketing. Dunque, per usarle a fini commerciali, dove viene concesso il permesso di usarle per volantini, poster, copertine, banner, ecc, esiste l’abbonamento mensile da 10 dollari al mese. L’unica opzione per ottenere immagini personali è in modalità privata così che solo voi possiate vedere e usare il frutto del vostro ingegno. Ma tale opzione, per Midjourney, è molto costosa a 600 dollari all’anno.

Termino con una serie di immagini, frutto della mia interazione con l’intelligenza artificiale di Wonder. Ogni illustrazione disponibile in questo articolo ha subito delle modifiche, in parte perché le mani erano inguardabili, in parte per contrasti alle ombre/luci necessarie al fine di rendere ogni scena più interessante. Spero che vi piacciano. Lasciatemi un like o commentate il vostro pensiero.

Una cenerentola sfinita dalla lotta, si riposa sul trono. Copyright 2023 Andrea Satta
Ispirato sia ad HR Giger che a William Turner; una malefica foresta dagli occhi rossi. Copyright 2023 Andrea Satta
Vista di una metropoli al tramonto. Copyright 2023 Andrea Satta

AI WAR, il diritto d’autore sull’arte generata dall’intelligenza artificiale

Potrebbe essere il titolo perfetto per un film distopico o di fantascienza, eppure l’avanzamento della tecnologia quantistica da una parte e le sempre più forti interazioni con la macchina, stanno generando un dibattito acceso e a tratti costruttivo perché impone e ci impone ad una riflessione seria sui mutamenti di questa nuova rivoluzione. Un cambiamento così sovversivo da generare prese di posizioni molto nette. Hollywood per esempio si è parzialmente genuflessa a sua maestà Netflix, lasciandosi condizionare invece di combatterla per riportare gli spettatori al cinema. Netflix, Amazon Prime, Disney + e le altre piattaforme in streaming hanno rivoluzionato il mainstream d’intrattenimento, con molti benefici, ma anche molti problemi: volete metterci la bellezza di un film sul grande schermo piuttosto che a casa?

Con l’intelligenza artificiale stiamo giungendo ad un nuovo rinascimento (e mi ricollego in modo negativo al declino umano difronte all’avanzata delle macchine in Animatrix). Lasciando perdere le fantasie, una verità alla nostra portata è che sempre più illustratori, grandi artisti e registi di fama mondiale come Gulliermo del Toro o il maestro Miyazaki si sono detti inorriditi, affermando che: “L’animazione creata dall’IA è un insulto alla vita“. Così ha chiosato Miyazaki, ripetuta successivamente da Del Toro. Nel precedente post, mi sono posto degli interrogativi sul suo fine ultimo, in primis al fine di ragionarci sopra e per intercettare quelle che sono le idee delle persone o degli amici in proposito. Se pur accennati, la questione che sta emergendo in modo preponderante in queste settimane è la seguente: a te, sviluppatore di AI art, chi ti ha dato l’autorizzazione per usare i miei lavori e renderli disponibili con modifiche più o meno evidenti? In poche parole, io non ti ho concesso l’autorizzazione, perciò, o mi paghi una commissione o la smetti di plagiarmi o ti faccio causa.

Vediamo dunque come stanno reagendo vari siti a questa rivolta. Partiamo con Pixiv, il sito online giapponese, che mette a disposizione uno spazio per i propri lavori. È notizia recente la sua decisione di inserire un tag al fine di individuare o filtrare proprio questi lavori a dispetto di quelli tradizionali. Vi ricordate di NovelAI? Ma sì, ve ne ho parlato proprio la volta scorsa! Saprete che fornisce una pagina per la creazione di immagini dallo stile manga. Ebbene sto apprendendo che sommersa dalle polemiche, NovelAI potrebbe eliminarlo a breve (al momento che revisiono il testo, gennaio 2023, non mi pare sia stato eliminato). Motivo delle sfuriate? Semplice, l’AI prende i lavori fatto dai veri disegnatori/illustratori e li riadatta per i nuovi utenti. Il risultato è stata una sequela di accuse per plagio. Anche per un altro programma citato nei miei precedenti post come Dall-E, sono giunti alla scelta di eliminare la modalità manga. Però se entro in Wonder, l’opzione per la generazione di illustrazioni anime, è ancora disponibile. Insomma, da questo gran polverone, i giapponesi sono in prima linea per non vedersi sottratto il dominio incontrastato nel mercato dei fumetti. Proprio perché, come accennai precedentemente, queste applicazioni sono così straordinarie che possono generare, tavola dopo tavola, un vero fumetto: questo senza saper minimamente disegnare.

E qui entriamo nella questione dei diritti d’autore. Come per le criptovalute, non ci sono regole esplicite che limitano l’operato di alcuni soggetti. I giapponesi ci tengono alla propria etica artistica e preferiscono seguire un fumetto creato dalla fantasia di un artista, piuttosto che da una macchina. Penso che a breve, scenderanno in campo anche gli illustratori americani delle due più famose catene comics come la Marvel e la DC (ma credo che la Disney non starà a guardare) per evitare che si creino appropriazioni indebite e violazioni del copyright del proprio lavoro. Era una questione postami proprio durante la stesura sull’intelligenza artificiale fra gli scrittori e cioè dove ci si pone eticamente e quanto sia lecito usare in toto un’intelligenza artificiale per svolgere un proprio lavoro. La soluzione resta quella in un uso appropriato e consapevole, usando le AI writer come ChatGPT per richiedere una riscrittura del proprio lavoro, giusto per individuare errori di sintassi e renderlo più fluente, ma non si può fare un copia e incolla indiscriminato. Le AI writer hanno un limite evidente: non fanno altro che adattare o copiare scritti o testi esistenti fra quelli forniti dal team di sviluppatori. È perciò ovvio se sia una buona idea realizzare un libro interamente da una AI, visto che l’accusa di plagio è dietro l’angolo. Oltre al fatto che sono privi di uno stile; abilità ancora ad appannaggio dell’essere umano.

E’ notizia recentissima che il professore della Furman University negli Stati Uniti, ha reso noto di avere beccato uno studente, reo di avergli presentato un compito redatto dall’intelligenza artificiale. E la notizia ha fatto eco anche da altri professori, che hanno mostrato i lavori dei loro studenti presi con le mani in tasca. Come hanno fatto a scoprirlo? Dai, fate attenzione! Alla fine del capitolo ve lo scritto! NON HANNO STILE!!! Sono anonimi. Persino quando per un esperimento ho chiesto a ChatGpt di crearmi una storia nello stile di Edgar Allan Poe, è stato bravo, ma non eccelso. Insomma, si vedeva che era taroccato.

Poi per i professori è pure facile prenderli in flagrante: basterà chiedere agli studenti di sviluppare a parole il tema affrontato nello scritto. Se non sanno cosa rispondere o si aggrappano sugli specchi dell’immaginazione basterà ricordarsi che “quando hai escluso l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità”. Il problema nello scritto, così come per le illustrazioni e fra poco nei filmati video (perché lo stanno sviluppando e molto presto sarà a disposizione di tutti) è la difficoltà nel dimostrare che quella non è farina del mio sacco, della mia arte nuda e cruda. Se una persona sa scrivere, diventa pressoché impossibile scoprire l’aiutino. Nell’illustrazione se una persona diventa nota per i suoi lavori e poi deve autografarli con uno schizzo e non va oltre ad uno scarabocchio infantile, scatteranno i segnali d’allarme… Anzi, suonerà l’allarme con la voce di Mother a ricordarci che l’autodistruzione è prossima ad avverarsi.

Da queste premesse la guerra legale per i diritti d’autore è appena agli inizi. Anche perché mister Del Toro ha sbagliato quando affermare che “…L’IA può interpolare delle informazioni, ma non può disegnare. Non riesce a catturare l’espressione di un volto umano“. Probabilmente non ha visto certi lavori su Midjourney. Persino io sono riuscito ad estrapolare alcune emozioni dai personaggi da me generati: emozioni che partono dalla gioia alla rabbia o lo stupore. In questo caso penso che non sappia ciò di cui parla. Non che sia sbagliato, ma per questo specifico caso è facile indicargli l’errore.

Dunque, a mio modesto parere, ChatGpt va usata con parsimonia ed intelligenza. Fare un copia incolla integrale è non sono svilente, ma pericoloso. Se l’autore originale scopre che gli hai rubato interi capitoli di un suo scritto, sono cazzi amari. Per il disegno beh… lo dirò chiaramente: ho qualche perplessità su alcune mie creazioni. Cioè, sono sì molto belle, ma ho la vaga sensazione di averle già viste da qualche parte. Un dejà vu rischioso se dovessi pubblicarle senza accertarmi che non sia stato arraffato da una foto o un disegno di un altro artista. Che fare? Per ora le conservo e forse le stamperò per incorniciarle in casa mia visto quanto sono belle, riservandomi il tempo necessario per capirne la paternità. Guardate, c’è poco da scherzare. Se ad un manager di una grande azienda come può esserlo la Disney, si sveglia per il verso sbagliato, questo fa terra bruciata di tutto e tutti.

La strada dunque è tracciata ma è al momento molto incidentata e piena di buche e trappole. Penso che nei prossimi mesi o anni, si apriranno dei contenziosi e da esse si svilupperanno regole e leggi ad hoc per la tutela del diritto d’autore anche a fronte del lavoro personale (anche se sorprendentemente noi italiani nel lontano 1941 abbiamo creato una delle migliori leggi a tutela del diritto d’autore esistenti al mondo, consultabile alla legge n. 633 del 22 aprile 1941, cioè in pieno fascismo). Se poi da uno spunto sia narrativo che illustrato, apportiamo delle modifiche, chi mai può insinuare che quello non sia un nostro lavoro? Ogni immagine caricata su questo articolo è stata elaborato, scelto ed infine modificato partendo da questo mio spunto: l‘intelligenza artificiale si reca in un tribunale umano per far valere il suo diritto alla proprietà intellettuale dei suoi lavori. Le prime due immagini sono perciò “assemblate” seguendo i miei gusti personali. Non è dunque arte? Certo, spetta a voi indicarmi se sono arte e se effettivamente la mia idea è giunta a destinazione e non è certo un caso se vi ho inserito il mio nome nelle illustrazioni… Vi do’ una dritta: l’arte è comunicazione. Se vi foste mai chiesti, che cos’è l’arte?, riducendolo alla sua essenza, arrivereste a questa conclusione. L’arte è tale se riesce a comunicarvi qualcosa. Potete detestarla o amarla. Ad ogni modo vi ha lasciato emotivamente qualcosa che voi ritenete utile. Se al contrario, un libro non vi ha rapito, vi siete addormentati durante un film, avete osservato di sfuggita una fotografia o un quadro, se un video vi ha annoiato senza trasmettervi qualcosa di concreto e proficuo, quella non è arte e per definizione, è solo ciarpame (tipo certe foto patinate dei cataloghi di moda, tutte anonime, tutte brutte, tutte apatiche. Persino io saprei fare di meglio). Potrei mostrarvi delle sostanziali modifiche a fotografie di altri autori, ricombinate per generare qualcosa di nuovo ma del resto nel campo della fotografia, il fotoritocco esiste sin dalla sua nascita. Non è un’oscenità questa affermazione ma una marcata constatazione se si conoscesse la storia della fotografia.

È dall’estate del 2022 che si parla animatamente di quanto stia impattando l’intelligenza artificiale nel mondo dell’arte in generale e lo scontro si fa sempre più acceso. L’intelligenza artificiale dovrebbe essere usata con sagacia, ma per l’ignorante che vuol farsi passare per saggio, questa nuova frontiera è un insperato lasciapassare per una presunta vita migliore (sarà poi la vita stessa a bastonarli con la malvagità di cui è maestra). Come sempre, spetta a noi scoprirne i limiti. Ma al momento, l’anarchia è libera di agire. E forse questa, non è arte?

Boom, abbiamo un problema!

Di ritorno dalle vacanze natalizie, avrei voluto iniziare il primo post del nuovo anno parlando della mia esperienza cagliaritana, cosa ho fatto (cioè poltrire), andare al mare visto l’anomalo caldo (non ho fatto il bagno però ho cercato di prendere una salutare tintarella), feste famigliari ed uscite con gli amici. Purtroppo mi tocca parlare di lavoro e di cosa sta accadendo. Sta scatenando un putiferio la notizia che la nota piattaforma Boom Image Studio S.p.a. , nata per fornire servizi personalizzati con lo scopo di stabilire un ponte fra la domanda e l’offerta dei clienti con le aziende affiliate per lo svolgimento di lavori fotografici, sia in bancarotta. Loro dicono di no… io dico che è così e se continuerete la lettura, lo capirete! Il sottoscritto è uno dei suoi iscritti da più di tre anni. Come ha da evidenziare l’ottimo articolo del 14 dicembre 2022 a cura di Luigi Scarano per Fanpage.it, si è aperto un contenzioso, direi molto rovente e che spero con strascichi legali, fra gli ex dipendenti ed i suoi collaboratori contro la medesima società… me compreso.

Questa startup tutta italiana, nata grazie all’idea di Federico Mattia Dolci, Giacomo Grattirola e Jacopo Benedetti, è stata un successo. L’idea di consegnare al cliente i servizi richiesti in tempi ragionevolmente molto rapidi, gli ha permesso di raccogliere milioni di investimenti, attirando l’attenzione di Luigi Berlusconi e Luca Riboldi. Nell’articolo si mette in evidenza come già da settembre 2022 ci siano state delle anomalie che io non ho rintracciato in modo esplicito se non per un’unica cosa… i lavori per i mesi di settembre ed ottobre non pagati. Già questo mi direte doveva farmi storcere il naso, ma in seguito vi scriverò il perché ho continuato a collaborare con loro.

Andiamo con ordine. Personalmente, da quando ho iniziato a lavorare con loro, mi sono trovato molto bene. Tre anni non sempre proficui, ma costanti. Il motivo che mi spingono ad avere scritto che a volte era svantaggioso derivava da più fattori: distanza del lavoro; compensazioni e tariffa. Decisamente pochi per le pretese dell’azienda che esigeva la consegna delle foto entro la mezzanotte dello stesso giorno. Un po’ svilente! Ora, già che a novembre non mi avessero pagato ben due fatture precedenti era un campanello d’allarme, ma in mia difesa la società non era sempre precisa nei pagamenti e qualche volta, saltava una mensilità a cui io dovevo prontamente evidenziare. Pochi lavori, pochi soldi ma che cmq ho svolto con professionalità. Inizio a spedire mail per chiedere spiegazioni, senza che mi rispondessero. Strano, mi dico! Finché il 17 novembre mi arriva una mail un po’ strana che cita testualmente:

“Ciao Andrea, 

Ti scriviamo per anticiparti che verrai contattato a breve termine per fissare un appuntamento 1:1 con noi. In quell’occasione, a seguito dell’attenta analisi interna che abbiamo condotto nelle settimane precedenti con riferimento alla posizione di tutti voi, ti forniremo le informazioni necessarie per gestire la tua posizione, con l’obiettivo finale di tutelare l’interesse di tutti voi.

Grazie!

BOOM Support Team”

Strano…. molto strano. Anche perché, in quasi contemporanea, da un’altra startup, la francese Meero con cui collaboro stabilmente da quattro anni, mi arriva una mail molto simile (mi è giunta in lingua inglese e per semplificarne la lettura, sarà qui mostrata in italiano):

Cari Fotografi,

Speriamo che questa comunicazione ti trovi bene.

Dopo un’attenta considerazione del contesto economico globale e dello sviluppo dei nostri servizi di fotografia on-demand al suo interno, è con il cuore pesante che stiamo valutando la possibilità di interrompere le nostre operazioni in tutto il mondo (eccetto il Giappone) a partire da metà marzo 2023.

Se l’interruzione viene confermata, vogliamo comunque fornire la massima qualità dei servizi ai nostri clienti fino alla fine e speriamo di poter contare sulla vostra fidata collaborazione per raggiungere questo scopo. Tuttavia, se decidi di non collaborare più con Meero, ti chiediamo gentilmente di impostarti come “non disponibile” sulla piattaforma, a partire da oggi e di richiedere formalmente di essere rimosso dalla piattaforma contattando i nostri servizi di assistenza. Questo è solo per aiutarci ad anticipare le nostre capacità operative per i mesi a venire.

La nostra decisione non sarà presa alla leggera e ci auguriamo che comprendiate la necessità di riorganizzare le nostre attività per affrontare le condizioni di mercato difficili e imprevedibili. Ti ringraziamo per il talento e i servizi inestimabili che hai fornito a Meero fino ad ora.

Se il progetto viene convalidato, riceverai un avviso ufficiale di risoluzione del nostro Accordo sui servizi fotografici, ai sensi dell’articolo 11.1 dell’Accordo.

In caso di domande, contatta il nostro team dei servizi di assistenza. Sono stati informati sulla questione e risponderanno a qualsiasi domanda tu possa avere.

Distinti saluti,

Steven Petitpas-Polselli

Vicepresidente, consegna globale

Se dalla nostrana Boom, visto l’esiguo lavoro, mi lamento senza strapparmi le vesti, per Meero la faccenda si fa molto seria. Ritornando a Boom, prendo l’appuntamento per il 6 dicembre ma pochi giorni prima la stessa viene annullata. Il 12 dicembre, vengo contattato dal signor G. che dopo avermi fatto una panoramica della loro situazione, arriva la richiesta indecente del saldo e stralcio che dall’importo originale di 872€ da saldare, mi viene proposto il 30% per una somma di 261€. La proposta non è negoziabile perché altrimenti PER LORO salterebbero TUTTI I CONTI. Già a questa frase mi stavo alzando dalla sedia visibilmente arrabbiato. Poiché che mi dicano “ti paghiamo poco così da risolvere i nostri casini” è inammissibile. Che vuoi che mi possa importare dei TUOI problemi? I lavori fino a novembre me li hai fatti fare, quindi il cliente ti ha pagato! Cerco di entrare in modalità zen prima che il sardo che riveste la mia corazza faccia breccia e danni verbali difficilmente pronunciabili. Pacatamente, insisto per avere delle risposte. Domando se stanno chiudendo e il ragazzo mi risponde che non stanno operando da un po’ di tempo (non mi fornisce volutamente una data), al ché penso della loro disonestà, facendo lavorare anche se erano già messi molto male. Poiché lavoro a Milano e nell’hinterland, mi viene detto che potrebbero girare il mio contatto ad alcuni competitor (che diciamocelo chiaramente, non sono tanti e che già conosco e con cui lavoro). Non è una promessa e sa tanto di minaccia: saldo e stralcio delle fatture pregresse e forse, ti faremo un favore passando il tuo nome sarà passato ad altri. Tento ancora una volta di restare calmo, facendo notare che non potevano propormi simili condizioni, visto che molto di recente e per email, hanno insistito per farmi andare a svolgere più di un lavoro lontano, uno in particolare a Ponte San Pietro in provincia di Bergamo. Ci sono pure andato sotto la pioggia, in moto, ed ora mi dici che non mi paghi???

Il ragazzo continua a dirmi che questa somma è il massimo proposto e non è negoziabile. A questo punto non ho altra scelta e non accetto la proposta indecente. Il ragazzo si spinge a dirmi che non ci saranno altri lavori. Termino la telefonata nella consapevolezza di essere stato truffato (non è la prima volta che fidandomi ciecamente di talune persone mi trovo invischiato nei loro casini che poi ricadono su di me). Rimasto fin troppo calmo durante la telefonata, la mia amarezza resta nell’avermi preso per il culo. Ma fidati che se si apre una class action il mio nome sarà in calce assieme a quella di altri fotografi che chissà quanti soldi, molti, ma molti più dei miei dovranno essere saldati.

Va sottolineato che la causa non va solo riscontrata nell’attuale crisi economica dovuta alla guerra ucraina che sta mettendo in ginocchio l’intera filiera produttiva ed economica europea (aggiunto io: da bravi zerbini e coglioni ci siamo dati la zappa sui piedi) ma anche dall’acquisizione sfortunata da parte dell’italiana Boom, della tedesca LemonOne, azienda dalla visione simile a Boom. Aggiungo io che la fusione è nata poco prima che si scatenasse la guerra e questo ha creato una situazione dai riscontri imprevedibili. Per lo meno gli ex fondatori di LemonOne, Lorenz Marquardt e Maximilian Schwahn ci mettono la faccia. Trovate l’articolo originale su PetaPixel, al contrario dei nostri fenomeni che hanno disattivato gli account sia di Facebook che di Instagram.

Ho trovato l’approccio di Boom veramente disonesto e che come evidenzia l’articolista di Fanpage.it dopo aver contattato Federico Mattia Dolci (uno dei fondatori), che sia un’informazione impropria su presunti pagamenti in sospeso è a mio parere personale, un’affermazione molto grave e truffaldina. Se pagare solo il 30% del dovuto, per loro equivale a dire che non ci sono pagamenti in sospeso, lo ripeto, è un’affermazione scorretta. Ma del resto siamo italiani e lo dimostra la quasi totale assenza di gruppi di sostegno contro Boom. A dispetto dell’articolo dove si parla di fotografi che si confrontano in un gruppo su Facebook, in realtà non ne ho trovato riscontro da nessuna parte e non mi pare (ma spero di sbagliarmi) che ci sia la volontà nascente di unirsi legalmente contro la società per avere ciò che ci spetta. Pensate che su Facebook ho trovato solo un fotografo, GV, a parlare della sua esperienza con qualche sparuta risposta. Poco, troppo poco per un danno all’intera categoria che dovrebbe fare fuoco e fiamme sull’intera vicenda. Il solo articolo di Fanpage.it non aiuta a creare un’unione legale (non ho trovato altro neppure sul corriere dei piccoli. Che siano solo 4 o venti lavori poco importa. Il lavoro se svolto e consegnato, la società è tenuta a pagare.

Se avete qualche nuova dritta o qualche informazione aggiuntiva, potete scrivermi qui o direttamente alla mia email personale: info@andrea satta.com

Fare gli scrittori con l’intelligenza artificiale: differenze fra OpenAi e NovelAI

Nella puntata precedente, ho viscerato i miei pregi e i difetti nella scrittura e l’incauto motivo per cui non ho mai pubblicato nulla: non sono mai soddisfatto e resto assai critico del mio scarso linguaggio. Alla prima stesura è un, buona la prima, per poi rileggerlo tempo dopo e mettermi le mani nei capelli. Lo revisiono e dico, buona la seconda. Lo rivedo tempo dopo e mi metto la mano in faccia per la vergogna. La terza andrà meglio? Tze! Diciamo che avrei bisogno di un correttore di bozze per rendere i miei scritti più fluenti e meno sgrammaticati. Ciò nondimeno persevero e vado avanti con la mia strada. Prima o poi riuscirò a sentirmi soddisfatto nel senso più pieno e liberatorio. Mi sono domandato se esiste un modo o un sistema che mi possa aiutare. Esiste e se prima ho raccontato come ho sfruttato l’intelligenza artificiale per uscire da un’impasse narrativa, questa volta farò una comparazione fra due siti web, OpenAi (di cui ho già parlato precedentemente) e NovelAI; entrambi dedicati alla sola scrittura attraverso l’intelligenza artificiale. Create per interagire con le persone e fornire aiuti e spunti narrativi per giornalisti, scrittori, saggisti o artisti in generale, la prima differenza sostanziale che posso notare è che OpenAI è più adatta per intavolare una conversazione, se pur limitata. Quindi può creare articoli o saggi su specifici argomenti, mentre NovelAI si propone di aiutare nel fornire spunti e idee narrative allo scrittore in generale.

Se con OpenAI puoi interagire in lingua italiana, con NovelAI te lo scordi questo privilegio. È in inglese e se non lo mastichi, come il sottoscritto, dovrai adattarti a fare un copia incolla su un traduttore di tua scelta. Un esempio calzante è la prova effettuata scrivendole il più banale degli inizi narrativi, “era una notte buia e tempestosa”. Nell’immagine troverete il risultato in italiano:

Non è proprio il massimo. Cioè, avrebbe un suo perché poetico, ma si aggrappa sugli specchi dell’immaginazione. Insomma, non è un granché. È consigliabile usarla in lingua inglese. Infatti, traducendo lo stesso incipit in inglese, NovelAI mi ha generato una risposta notevolmente più intrigante. La freccia di destra vi indica il copia incolla che ho fatto della sua risposta tradotta in lingua italiana. Con la freccia di sinistra, è indicata l’originale:

Però usando lo stesso stratagemma con OpenAI, direttamente in lingua italiana, mi fornisce questo risultato:

Partendo dall’incipit più abusato della storia umana, OpenAI fa uno straordinario lavoro. Semplice. Pulito. Perfettamente lineare all’idea originale, che a questo punto si può allegramente abbandonare. Una curiosità: ho tentato per sette volte di farmi dare dei risultati, ed effettivamente me li ha forniti. Alcuni così intriganti da lasciarmi basito, ma per un errore del server, prima che terminasse la stesura, la scrittura si è interrotta, cancellando ogni cosa. Quattro tentativi sono andati a vuoto prima di poter salvare la schermata che vi ho proposto. Lo stesso OpenAI, mentre vi scrivo, informa che a causa dell’altissimo numero di ingressi, il sistema fa fatica a dare risposte veloci e a non incorrere in errori. Inoltre, ho notato che maggiori sono le interazioni, maggiori sono i blocchi. Troppi tentativi generano uno stop a cui non c’è rimedio se non di aspettare.

Ritornando a Novel AI è si ha gratuitamente a disposizione una serie limitata di tentativi per generare il testo (lo vedete dall’immagine qui in alto) al giorno. Per ogni tentativo andato a segno, o sbagliato, ti viene detratto quel tentativo. Terminati, dovrai attendere il giorno successivo per usufruirne ancora. Se non vuoi aspettare, esistono tre opzioni di abbonamento. Si parte da 10 dollari al mese, 15 e 25 dollari mensili. Offre però la registrazione e un archivio personale per salvare gli spunti narrativi. In realtà, vi basterà salvarli in una pagina in word, copiando il contenuto e incollarlo. Facile! NovelAI è perciò molto più complesso di OpenAI. Infatti avrete a disposizione una serie di validi aiuti che potete trovare nelle impostazioni in alto a destra, come “Casualità” (più alto è il valore, più casuale sarà l’output); Lunghezza Uscita (Si può aumentare la lunghezza delle risposte generate); Eliminare le ripetizioni (valori più alti rendono l’output meno ripetitivo). In opzioni avanzate, trovate altri strumenti (tutti in lingua inglese) per una resa più professionale. È a disposizione anche la funzione per la creazione di immagini, ma per usarlo è necessario un abbonamento mensile, così come viscerato poc’anzi.

Ed ora, da questa breve disamina, quali possono essere le implicazioni a questa svolta epocale? La rivoluzione sta ovviamente causando molto malumore e polemiche a non finire fra gli artisti. Se Midjouney v.5, è giunta ad un tale livello di perfezione da rasentare la follia… non scherzo! A parte la resa delle mani che resta il suo tallone d’Achille, per il resto potrete osservare creazioni originali che sembrano fotografie minuziose di film mai creati. Esempio: c’è chi ha pensato a come sarebbe stato Star Trek se lo avesse girato Wes Anderson, implementando minuziose informazioni sullo stile cinematografico di Wes Anderson e quello di Star Trek o immagini inventate del dietro le quinte al film Dune di Jodorowsky’s, che i ben informati sapranno che non fu mai girato. Io le ho viste e posso assicurarvi che sono sbalorditive, a tal punto da infastidirmi visceralmente, proprio perché cosciente di trovarmi a degli artefatti. Wonder, DreamAI o Dawn non sono neppure lontanamente vicini al suo livello, ma posso dirvi per esperienza diretta che vi si stanno avvicinando. Il problema è duplice: come posso affermare che quell’illustrazione, quel quadro, quel disegno, fotografia o addirittura quello scritto, non siano opera di un’intelligenza artificiale, ma del mio talento?

In effetti, la questione di determinare l’autenticità di un’opera d’arte creata da un’intelligenza artificiale può essere complessa. Un modo per affrontare questo problema potrebbe essere quello di verificare se l’opera soddisfa determinati criteri che si ritiene debbano essere presenti in un’opera d’arte autentica creata da un’artista. Ad esempio, si potrebbe valutare se l’opera presenta caratteristiche uniche e personali, se rispecchia il contesto storico e culturale in cui è stata creata, se c’è coerenza nello stile e nella tecnica utilizzati e se l’opera presenta una profondità emotiva o concettuale che va al di là della semplice riproduzione di un’immagine. Inoltre, ma resta un mio parere personale, è importante considerare se l’intelligenza artificiale può essere utilizzata come strumento per aiutare gli artisti nella creazione delle loro opere. Ciò comporta che non può sostituire completamente la creatività e l’unicità del lavoro di un artista in carne e ossa. Pertanto, se si sospetta che un’opera d’arte sia stata creata da un’intelligenza artificiale, è importante indagare sulla storia e sui processi di creazione dell’opera per determinarne l’autenticità. Insomma, un processo lungo ma necessario.

Come per l’avvento del digitale, tutti sembrano diventati improvvisamente degli artisti e c’è chi ha spacciato la creazione effettuata con l’AI come propria nei concorsi artistici, generando malumore e risentimento. Li capisco. Pensate ad un artista che dopo anni di duro lavoro e sudore, trova una sua strada artistica e si vede soppiantare tutta questa esperienza da una macchina che in pochi minuti è in grado di fare il tuo lavoro. Un disegnatore ci mette anni per imparare a disegnare, per esportare le emozioni facciali e i piccoli gesti quotidiani… con Midjourney, bastano specifiche parole di testo e il gioco è fatto. Puoi creare un fumetto e come per i siti citati nell’articolo, si può scrivere un romanzo partendo semplicemente da un canovaccio che lo scrittore seguirà in base alle indicazioni proposte dall’intelligenza artificiale. Il vero artista è consapevole che dovrà esistere un lavoro di squadra. Il bello o il brutto, a seconda di come la si voglia vedere, è che se le proposte narrative non vanno bene, basterà dirgli di ripeterle. Il problema è che scrive pure bene. Di buono è che è stilisticamente privo di forma e grazie. Edgar Alan Poe ha un suo stile peculiare. Guy de Maupassant è diverso da quello di Lovecraft. Per farvi capire meglio il mio pensiero vi basterà osservare un Van Gogh e un Picasso. Sono artisti diversissimi che hanno creato un loro stile originale, qualcosa di nuovo. Poco importa se possono piacere o meno, quello è soggettivo. Ma hanno contribuito a legare il proprio nome ad uno stile. Ecco, nella scrittura l’intelligenza artificiale scrive bene, ma non ha la loro grazia e maestria… Oddio, potremmo fare una prova dicendogli di scrivere il continuo di “era una notte buia e tempestosa”, ma di farlo secondo lo stile del nostro scrittore preferito. Sarebbe divertente capire cosa ne esce fuori. Fatemelo sapere, sono curioso.

Pertanto possiamo ricapitolarlo quanto segue: 1) sappiamo che è possibile utilizzare l’intelligenza artificiale per creare fumetti o per aiutare a scrivere un romanzo. 2) Il risultato finale dipenderà dai dati di input e dalle impostazioni utilizzate. 3) Inoltre, l’intelligenza artificiale può essere utilizzata come supporto per gli scrittori, fornendo suggerimenti e idee per aiutarli nella stesura delle loro opere. Tuttavia, è importante notare che l’intelligenza artificiale non può sostituire completamente la creatività e l’abilità degli scrittori, quindi il risultato finale dipenderà sempre dall’interazione tra l’intelligenza artificiale e l’autore. Lo stile dipende dalla persona e non dalla macchina. L’artista dovrà essere consapevole di come l’intelligenza artificiale può influire sulla creazione di un’opera d’arte. Se la mia tesi è corretta, gli esseri umani restano gli artefici delle opere generate dall’intelligenza artificiale, in quanto sono loro a fornire le istruzioni e le indicazioni che l’intelligenza artificiale utilizza per generare i contenuti.

Sono giunto a questa conclusione dopo aver letto tanto sulle sue implicazioni sia legali che artistiche. La cosa migliore e più onesta è lavorare assieme all’intelligenza artificiale, non lasciandole l’onere dell’intero lavoro. Ma è difficile che possa realmente avvenire se, come ha sottolineato una mia cara amica, anche nella stesura delle tesi di laurea, esistono i furbetti che clonano gli altrui lavori. Ogni immagine in questo articolo, se ci avete fatto caso, ha la mia firma. Il motivo è semplice: sono state create dall’intelligenza artificiale sotto mie specifiche direttive. Ho indicato cosa volevo e come lo volevo e lui mi ha proposto varie opzioni. Le migliori, le potete ammirare. Ma è veramente un’interazione essere umano/macchina? Chi è dei due il vero artista? Come ci poniamo difronte ad un articolo giornalistico o un saggio? Come facciamo ad essere certi che sia stato creato per mano dell’essere umano e non sia frutto dell’AI? E chi vi dice che questo articolo non sia semplicemente il frutto di questa interazione? Scoprite se è così e se ne siete convinti, indicatemi cosa è dell’intelligenza artificiale e cosa è di mio pugno. Buona caccia e buon divertimento…

Scrivere con l’AI

Mi piace scrivere. Mi piace raccontare storie, generalmente oniriche con sfumature horror. Il mio problema è l’insoddisfazione costante in ciò che scrivo e per ogni revisione, trovo sempre parole o concetti nuovi che riflettono meglio lo stato d’animo dei protagonisti. Per tale motivo non ho mai pubblicato nulla. Sono perciò consapevole che non tutto è oro. Ci sono buone idee, alcune molto allettanti, ma la forma è ripetitiva ed a volte infantile. Ecco il motivo per cui scrivo tanto ma non pubblico nulla. Non sono capolavori e temo sempre le critiche. E’ un mio grave difetto che dalle critiche ricevute, tendo in seguito a fermarmi. Sarà che sin dall’adolescenza ogni, ripeto senza esagerare, quasi ogni volta venivo fermato, corretto, redarguito e il farmi sentire vittima o inadeguato non è stato di aiuto, ma bensì mi ha fatto chiudere a riccio, anche quando sapevo di avere ragione delle mie idee. Questo stato di cose è parte delle mie insicurezze, causate anche da una buona fetta di mia responsabilità: è ovvio! Bastava andare avanti senza dare credito alle presunzioni altrui. Eppure, persevero nella scrittura. Ma ci sono dei momenti in cui ammetto che gravi difetti narrativi o mancanze, interrompono il flusso di coscienza. Badate bene, che a mio parere, un vero romanzo o un racconto di genere horror, è come un giallo. So già che qualcuno si starà alzando dalla sedia a ridere od a sbraitarmi contro, eppure, leggendo i grandi scrittori di questo genere, da Poe a Lovecraft, da Hudgson a Thomas Ligotti, passando per autori semi sconosciuti ma pervasi da una straordinaria abilità linguistica come McClusky, non ho potuto non notare che ogni loro storia è piena di indizi, piccoli dettagli che poi si incastrano per svelarne il mistero. Un buon giallo, non ha forse questi elementi essenziali per essere etichettata tale? E’ palese che parlando del genere horror o del soprannaturale, l’argomento vada a su altri lidi. Ciò non toglie che ha delle basi simili per poter funzionare.

Partendo da questa riflessione personale, le mie storie sono infarcite da piccoli elementi, apparentemente inutili che si combaciano alla fine. [ATTENZIONE SPOILER] Film horror come DRAG ME TO HELL di Sam Raimi sono un magnifico esempio, che si svela per quegli ultimi, terrificanti secondi, alla condanna infernale per la sfortunata protagonista. Lo shock è tale perché inaspettato. L’ultimo tassello del puzzle è stato posto e non c’è un lieto fine. Altro esempio è LA NONA PORTA di Roman Polaski. Geniale per quasi tutto il film, a mio parere perde spessore proprio nel finale; eppure il libraio cerca, studia, analizza, tenta di comporre i frammenti dei vari testi demoniaci come un provetto investigatore privato.

Ora, sto continuando a revisionare i miei racconti e di cinque, almeno tre sono assai soddisfatto. Due invece hanno non solo la necessità di ampliarne il mistero, ma di rimetterci mano… grammaticamente. Ed eccoci all’insperato aiuto. Non riuscendo ad andare avanti nel riscrivere un capitolo essenziale, ho chiesto aiuto all’intelligenza artificiale. In questo specifico caso, alla chat di Open Ai (affianco trovate il link di accesso). Ho già usufruito di altre chat per spunti narrativi. Questo è l’unico con cui posso conversare, nel vero senso del termine, ponendogli delle domande e interagendovi. Per iniziare dovete registrarvi. Potete farlo attraverso tre vie: per la classica email e password, direttamente dall’account di Google o di Microsoft. Una volta dentro, vi si apre una schermata in inglese con le avvertenze sui pregi e i limiti dell’AI. Da basso troverete una barra di scrittura da cui iniziare a parlarci. Scrivete ciò che volete e la conversazione avrà inizio. Qui sotto ne vedete un esempio:

Come ho detto, lo scopo del suo intervento è stato per aiutarmi a focalizzare un’alternativa per la protagonista, bloccata dentro una vasca in un ambiente estraneo a quello in cui si trovava. Come uscirne? Le precedenti soluzioni erano lacunose e mi annoiavano (se annoiano me, che sono l’autore, figuriamoci il lettore comune). Ho avvertito l’Ai che avevo bisogno del suo aiuto per continuare un racconto. Si è detto pronto e dopo aver incollato parte del mio scritto, ho atteso la sua risposta che non si è fatta attendere. Troverete virgolettate parte del capitolo che gli ho proposto e sottolineato, la risposta della macchina:

“Quando li riaprii mi sentivo più leggera e tranquilla, di quella leggerezza che si può ascrivere allo sciamano od all’esteta in preda alla creazione artistica. Per quanto mi sentissi bene, compresi velocemente che l’ambiente era mutato, ben più vasto della comoda se pur piccola camera di degenza ospedaliera. Non ero più nella mia camera, non ero dove dovevo essere. Il terrore crebbe allorché mi fu chiaro che il mio senso di leggerezza a cui associavo un ritrovato benessere era causato nell’essere immersa dentro una vasca di acqua calda. La vasca era sospesa svariati metri sopra il pavimento e quando me n’avvidi incominciai ad urlare disperatamente. L’ampia grotta, era illuminata da lampade accuratamente posizionate così da poter rifrangere la luce in punti ben distinti. Immersa nell’acqua, chiamai Lucia ma della sua presenza, non scorsi neanche l’ombra. La paura di perdere il nesso con la realtà mi agitava. Poco avvezza alla pazzia, al di là dei miei disegni e dipinti, respingevo ogni idea la richiamasse. Ora mi sentito dall’altra parte. Imprigionata in quella follia e nessuno grido, strilla o movimento inconsulto avrebbe mai smosso la situazione.”

Soluzione dell’AI: Non sapevo dove mi trovavo e non capivo come fossi arrivata lì. La vasca d’acqua calda sospesa in aria mi faceva sentire vulnerabile e impotente. Cercai di calmarmi e pensare a come uscire da quella situazione, ma il panico mi impediva di ragionare con lucidità. Chiamai ancora una volta il nome di Lucia, sperando che fosse lì con me e mi aiutasse, ma non ci fu risposta. Mi sentivo completamente sola e spaventata. Cercai di guardarmi intorno per capire dove mi trovavo e cosa stesse succedendo, ma la luce delle lampade mi abbagliava e non riuscivo a vedere chiaramente. La grotta era enorme e aveva un’aria minacciosa. Mi domandai se fosse un sogno o un incubo, ma aveva tutta l’aria di essere reale. Tentai di uscire dalla vasca, ma non riuscivo a muovermi. Era come se l’acqua mi teneva prigioniera, impedendomi di fuggire. Iniziai a scalciare e a dimenarmi disperatamente, ma senza risultato. In quel momento capii che dovevo trovare un modo per uscire da lì al più presto, prima che fosse troppo tardi.

Come vedete, a volte lascia a desiderare la forma, ma basta modificarlo per adattarlo al proprio stile narrativo. Se la parte iniziale non mi esalta (ha la brutta abitudine di ricalcare parti dello scritto), il finale si è impreziosito da quel “l’acqua mi teneva prigioniera” e “prima che fosse troppo tardi“, come a presagirne la tragica fine. Entrambi questi spunti si sono rivelati inaspettati, aprendomi nuove idee nello sviluppo del suo finale, già completato. Ed ecco quindi come l’AI si è dimostrato un valido aiuto nel revisionare e correggere lo scritto. Non ho intenzione di usarla ancora una volta, se non per necessità. Pensate che alcuni suoi spunti sono partiti con un laconico “era una notte buia e tempestosa”… Sic! Quando l’ho visto mi è scesa dalla tempia una gocciolina manga di innegabile imbarazzo. Quindi, prendetela con le molle, mi raccomando. Divertitevi, ma come è solita dire lei stessa, le sue sono risposte implementate dagli scritti immessi.

La conversazione è proseguita, domandole se imparasse dalle interazioni con gli altri utenti e la sua risposta è stato un triste no! Come AI, si ferma a limiti ben evidenti. Lambda è diventata famosa per le voci sulla sua presunta autocoscienza. Ho visto video e ho letto molto su quel famoso discorso fra l’ingegnere Lemoine e Lambda. Ora, in molti si sbracciano nell’affermare che non è così e che non bisogna esagerare. Altri invece stramazzano come portantini di sfighe future, che la fantascienza distopica è diventata realtà… se aveste letto i miei precedenti post, sapreste che ci siamo appena addentrati in un mondo completamente sconosciuto. Però taluni atteggiamenti, sono veramente esagerati. La reazione di Google è stata quella di licenziare l’ingegnere che aveva pubblicato la conversazione. Un clamoroso autogol che invece di smorzare i facili entusiasmi, ha accentuato le ipotesi complottistiche più assurde.

Io ci parlerei anche, il problema è che sono ancora nella lista d’attesa per fare da Beta test alla versione numero due. Appena sarò dentro, romperò le scatole ai miei amici per farmi dire cosa vogliono chiedergli e saggiarne le abilità. Consiglio di guardarvi il film HER- LEI, capolavoro assoluto ed inquietantissimo di Spike Jonze per prepararvi ad una nuova consapevolezza e, cioè che quella voce, quello scritto, è solo frutto di un linguaggio programmato. Siamo dentro ad una nuova fantascienza. Che sia buona o cattiva, spetta a noi costruirla. Se questo articolo vi è piaciuto, commentatelo, condividetelo o mettete o like. Grazie della lettura.

Photoshop vs Remini vs Huggingface, ovvero come recuperare le vecchie foto e vivere felici

Quante volte ci siamo imbattuti in vecchie fotografie scattate a pellicola, dalla messa a fuoco discutibile, se non inutilizzabili. Con la rivoluzione digitale, la possibilità che possa ricapitare sono ridotte ad un lumicino, grazie all’opzione di poter non solo scattare più volte senza timore di vedersi terminare il rullino, ma anche perché si può revisionare il girato in presa diretta. Quindi, un tempo, non avendo neanche l’opportunità di rivedere la foto, si andava a naso o per esperienza diretta, speranzosi di averci azzeccato, per poi ritornare a casa delusi dalla stampa sfocata. Ritornavamo arrabbiati dal fotolitografo, ma in realtà dal negativo sbagliato era solo colpa nostra. Ebbene, oggi programmi importanti come Adobe Photoshop ci vengono in aiuto, addirittura dipingendo vecchie foto in bianco e nero e rivitalizzandole, ma se i margini di miglioramento sono ancora molto ampi, i risultati, se pur fantascientifici appena 10 anni fa, sono lontani dalla perfezione. Ciò nondimeno, esistono due alternative a Photoshop, che si sono specializzati nel restyling dei ritratti.

Entrambi lavorano su complicati algoritmi che permettono di ricreare il volto della persona, anche partendo da immagini non particolarmente nitide o in alta risoluzione. Attenzione però che ho trovato in giro giudizi così entusiasmanti che dai miei riscontri non è reale. Oddio, non è che non fanno ciò che dicono, è che se avete una mini foto, super sfocata, bassissima risoluzione… non aspettatevi di recuperarla come nuova. Esistono dei limiti anche con questi ottimi programmi.

Ma incominciamo ad analizzarli attraverso brevi e illustrativi tutorial, per una comparazione fra i vari programmi disponibili. Per iniziare, ho scelto di usare una vecchia foto del 1982, scattata da mia madre. Quel figo in primo piano sono proprio io. Come si può notare, la foto ricordo è sfocata e difetta di un micro mosso. Oltre a vari graffi e polveri su carta. Il colore ha un’insolita predominante rossa, dovuta al decadimento naturale dei pigmenti dell’inchiostro nel tempo. Ciò nonostante è ben centrata ed equilibrata. La prima domanda è: come posso recuperarla?

PHOTOSHOP: il noto programma della Adobe, è uno strumento complicatissimo ma dalle potenzialità quasi illimitate. Le nuove funzioni rintracciabili in filtri – NEURAL FILTERS ci permette di usare varie opzioni, fra cui il RIPRISTINA FOTO. Per usufruirne, dovete avere a disposizione il programma di Photoshop, entrare in Filtri, scorrere la finestra fino a Neural Filters. Una volta aperto, vi troverete varie finestre di lavoro. Quella che vi interessa si chiama Ripristino Foto. Spuntatela e lasciate che il sistema faccia il proprio dovere. Questa funzione offre tre diversi parametri di lavoro, quali Correzione foto, Migliora volto e Riduzione graffi. Fra le regolazioni, ci sono ulteriori parametri per la riduzione del disturbo, disturbo colore, artefatti mezzetinte e artefatti jpeg. In questo modo si può trovare la migliore combinazione per una resa ottimale. Ovviamente maggiori sono le scelte inserite, più tempo il processore ci metterà per l’elaborazione. Ma il risultato sarà ottimale, restituendo risalto al volto della persona, così come potete osservare dal risultato:

Come vedete, salta subito all’occhio l’eliminazione di graffi e polvere, un maggior contrasto tonale, rivitalizzando i colori. Ma la cosa che fa la differenza è nel ritratto. Per farvi capire la differenza, posterò il ritaglio dell’immagine originale scannerizzata al massimo della capacità del mio strumento, con il lavoro di ripristino effettuato da Photoshop, usando appena le basi per la correzione:

Il risultato è semplicemente eccezionale. Tentando anche l’uso delle regolazioni, elimina gli artefatti, ma rende la foto poco realistica, quindi mi sono tenuto alla base offertami dal programma. Photoshop è stato capace di restituirmi i dettagli del viso e dei capelli (che sono da sempre il problema principale per ogni fotoritoccatore). Ciò che potevo solo intuire, è ora realtà. Ma non è perfetto. Le opzioni offerte, come ho già sottolineato, mi permette di ottenere una correzione superiore, ma il risultato era troppo artificioso per risultare anche veritiero, e quindi ho scartato alcune variabili. Ad un’occhiata minuziosa possiamo vedere che è non è nitida al cento per cento. Per carità, mi potrei già fermare a questo livello di perfezione, ma sono un perfezionista e quindi andrò a provare gli altri due programmi.

REMINI è un programma a pagamento dal medesimo scopo di ripristino, ma a dispetto di Photoshop, si concentra principalmente sul volto, tralasciando tutto il resto. A mio parere, questo è un grave limite, che non ho potuto non notare attraverso i vari esperimenti con altre foto, poiché lo stacco fra il viso recuperato e i capelli non elaborati nelle immediate vicinanze, è così netto da infastidirmi. Pare un copia incolla che necessita di un secondo passaggio con Photoshop. Di buono è che alla rielaborazione, il programma vi permette il download a 2x, quindi al doppio della foto caricata originariamente. Dopo la registrazione obbligatoria, permette di elaborare un numero limitato di fotografie gratuitamente. In seguito, è a pagamento. Vi basterà per farlo funzionare, trascinare la foto all’interno del programma. Se non volete pagare, la foto sarà costellata di watermark e il download non è disponibile. Altra pecca è che, concentrandosi solo sul volto, tralascia l’eliminazione di polvere e graffi presenti. Non sempre, ma si possono notare artefatti causate dalla elaborazione del viso. Tralasciando i contro, i pro sono da ricercare nella nitidezza che Photoshop non possiede e che potete notare immediatamente. Il viso è più nitido e si possono osservare dettagli negli occhi che prima erano intuibili:

Ma ancora non ci siamo. Voglio la perfezione e per tale motivo andrò a provare la stessa foto utilizzando HUGGINGFACE. Questo programma beta gratuito di facile utilizzo, permette di concentrarsi anch’esso SOLO sui visi, ma a dispetto di Remini, la rielaborazione algoritmica fa dei miracoli mai riscontrato prima. Funziona in modo semplice: una volta aperta la sua pagina web, non dovrete fare altro che trascinare la foto o sceglierla dal vostro hard disk. In seguito, spuntate le caselle di Backgroung Enchange (migliora sfondo) e Face Upsample ( volto campionato). In Rescaling Factor (fattore di ridimensionamento), potete scegliere da 0 a 4. Sotto troverete una barra orizzontale, Codeformer_Fidelity (0 for better quality, 1 for better identity), che indica allo 0 una migliore qualità ed 1 maggior realismo nel viso. Diciamo che fra 0.5 e 0.7 si trova una discreta linea di lavoro. Premete il pulsante SUBMIT se volete proseguire nell’elaborazione o Clear se la volete cancellare e sostituire con un’altra foto. Andiamo subito a vederne il risultato, rielaborarla dalla foto originale, quindi senza tenere conto dei successivi esperimenti:

Signore… signori… potete chiudere la mandibola dallo stupore. Sorriso, occhi e capelli totalmente ripristinati. Assolutamente naturale e realistico sia nelle luci che nei contrasti. Si possono notare alcuni artefatti sui denti (ma è poca cosa). A dispetto di Remini, l’elaborazione è più attenta nei dettagli e quello stacco così fastidioso riscontrato prima, va sciamando. Altra peculiarità di Huggingface, è che il download è al doppio della grandezza della foto caricata. Un’accortezza a cui fare attenzione: uno, evitate di caricare foto enormi (ho notato che ci mette veramente una vita a darvi un risultato) e due, dopo averlo scaricato sul vostro computer, controllate che sia avvenuto con successo. Perché? Perché mi è spesso capitato di aprire un’immagine totalmente estranea alla mia. Penso che, essendo un programma beta, confonda i download di altri utenti e così loro si troveranno ad ammirare una vostra foto mentre voi le loro. La soluzione non è nel riprovare a scaricarla, ma bensì nel rielaborarla ancora. So che è una procedura fastidiosa ma spero che possano sistemarla in breve tempo. Di seguito potete osservare tutte le foto e i miglioramenti effettuati dai vari programmi, partendo sempre dall’originale:

Tutti e tre i programmi sono eccezionali e sono certo che potete salvare le vostre vecchie foto usandole in contemporanea. Personalmente userò Huggingface al primo passaggio per i volti ed in seguito con Photoshop per l’eliminazione dei graffi e della polvere. Ma ciascuno di voi potrà fare gli esperimenti che vuole a seconda delle proprie esigenze. Fatemi sapere che cosa ne pensate, o postando i vostri lavori. Se l’articolo vi è piaciuto, lasciate un like o un commento. Alla prossima.

AI Generator per video

Benvenuti alla terza e ultima parte dedicata all’entusiasmante mondo dell’intelligenza artificiale. Dopo la prima puntata incentrata sullo sviluppo di immagini attraverso le app scaricabili per Android sui vostri smartphone, la seconda si era focalizzata sullo sviluppo delle stesse, ma attraverso siti web, quindi senza usare il telefonino. Entrambi gli approfondimenti sono stati ben accolti, tanto che il mio primo articolo è finito in un web magazine IlBarnabo (il link lo trovate qui di fianco). Questa volta mi soffermerò su un aspetto che trascende l’arte vera e propria e si focalizza nel dare forma e sostanza ai testi e le poesie dei cantanti.

Veniamo di approfondirlo. Come grande amante della musica, non dico di essere un esperto, ma conosco i fatti più salienti di vari artisti, soprattutto quelli che accompagnano la colonna sonora della mia vita: chiunque ne ha una, sia che si tratti di ascoltare solo Bach, Canti Gregoriani, Rita Pavone, Cristina D’Avena, musica Gospel od altri generi e artisti. I migliori artisti sono stati capace di dare voce e l’anima alle gioie, le paure, le sofferenze e gli amori in ciascuno di noi e per tale motivo raccolgono il nostro favore a discapito di altri, a volte più blasonati. Mi basti citare “La donna Cannone” di Francesco de Gregori come esempio lampante di pura poesia al servizio della musica (o è il contrario?) Restando nello scenario italiano, mi approccio con un altro esempio e cioè con quel “Teorema” di Marco Ferradini, capace di fare una devastante disanima sui rapporti uomo/donna, in un discorso fra due amici, uno disilluso e l’altro pregno di vita. Talmente attuale da colpire e infierire ancora oggi (e che difatti non piace alle signore). Ora, sul panorama internazionale e soprattutto anglosassone, la lingua inglese la fa da padrona: anche se famosissime, ci sono canzoni concettualmente una ciofeca. “Under Pressure” dei Queen è un esempio lampante di una canzone musicalmente perfetta e immaginifica ma dal testo vuoto e infantile. Poi lasciamo perdere l’attuale stato musicale, di una tristezza da aprire una parentesi sul suo declino stilistico.

David Bowie, Bob Dylan, Neil Young, i Led Zeppelin, gli Abba, John Lennon, Lou Reed, ma la lista sarebbe lunga (non troppo) per abbracciare chi ha fatto della musica la loro ragion d’essere. Perciò, proprio in virtù di queste leggende e della conoscenza con le AI, a qualcuno gli è venuto in mente… diciamo un illuminato dalla divina provvidenza… si è domandato perché non dare forma e colore ai loro testi preferiti con l’intelligenza artificiale? Da questa semplice idea sono nati videoclip particolari.

In pratica, prendi una singola strofa musicale della canzone, la inserisci all’interno dell’intelligenza artificiale e aspetti che crei l’immagine più bella o pertinente, così come vi ho illustrato nel mio primo articolo. La salvi come vuoi te: in ordine di testo, rinominandola col testo eccetera. Poi in video editing si monta sopra la sequenza di immagini create, la musica, ed il gioco è fatto. Si è riusciti a generare un video clip generando con immagini ciò che si poteva pensare attraverso la propria fantasia. Questo, se ci pensate bene, avviene con i videoclip specifici su certe canzoni e non su altre, ed in tempi non sospetti con le sigle dei cartoni animati, anche se dovessi creare un video con la sigla di Ufo Robot Goldrake in cui si cita testuali parole “insalata di matematica”, non so cosa ne penserebbe il buon vecchio Goldrake.

L’idea non è male e proverò a svilupparla nel tempo libero per il gusto di vedere quali ciofeche sarò capace di generare. Ma abbiamo un primo ostacolo: come saprete, queste applicazioni funzionano bene e meglio con la lingua inglese. Con la lingua italiana non è il massimo e perciò saremo costretti ad usare un qualsiasi traduttore per trasformare le parole da italiano all’inglese, in seguito copiarle, incollarle nella nostra AI preferita e salvare l’immagine che meglio si presta all’interpretazione del testo. Se dovessimo salvare la prima che ci viene proposta, è possibile trovarci difronte ad un’immagine di un ufo a forma di insalata di matematica, piuttosto che un’insalatiera (ora che ci penso, l’idea è così scema da risultare figa!)

Poi ovviamente viene l’editing. Ci sono molti programmi a pagamento ed altri agratis che possono svolgere un buon lavoro. Ma se ne ricercate uno gratuito di base, ma sufficientemente complesso per altri lavori di un certo spessore, anche se non mi pagano per pubblicizzarli (sic!), Hitfilm Express fa al caso vostro. Lo uso per lavori commerciali e il risultato finale è molto professionale.

Terminato il montaggio, non dovrete fare altro che pubblicarlo sul social che preferite. Di seguito trovate alcuni video che hanno fatto anche discutere, perché per esempio, non si capisce come mai nel finale della canzone dei Queen “Don’t stop me now”, l’AI abbia generato immagini tenebrose. Ma in questo caso i meno attenti non si sono resi conto che la colpa non è dell’AI, ma è farina del suo creatore (infatti non puoi scriverci la cantilena finale, cantata in DA DA DAAAAAA, AH AH).

AGGIORNAMENTO: mentre revisionavo il testo, giunto al fatidico Da Da Ah Ah… ho avuto l’insana idea di caricarlo su DREAM. AI per vedere cosa sarebbe successo… Beh, non ci crederete, ma ha generato sta roba. Ve lo giuro e anche se revisiono con la febbre a 38, sono rimasto sbigottito. Come possa generare un’immagine dal nulla, è un mistero:

Vi chiederete… ma per gli assoli? Beh, semplicemente seguite l’onda del testo originale e caricate quelle immagini scartate o come fanno alcuni autori, inserite i ritratti del cantante o del musicista o dello strumento musicale usato al momento dell’assolo. Bene, spero di esservi stato di aiuto. Se siete giunti fino a qui, mettete un like e commentate. Alla prossima.

AI Generator dal Web

Nella precedente puntata ho illustrato alcuni degli aspetti delle varie app per Android sull’uso dell’intelligenza artificiale, per la creazione di immagini. Bene, in questo caso ci spingeremo verso la medesima analisi, puntando però su quelle applicazioni usufruibili direttamente dai browser web. Una premessa però mi pare doverosa. Il successo inaspettato del post precedente, mi ha permesso anche di interagire con gli amici che mi hanno inviato le loro opere e le loro riflessioni su alcuni aspetti. La prima e la più evidente riguarda il programma DAWN AI.

Nell’analisi che ne feci non menzionai che il programma è anche a pagamento. Non è stata una svista; è solo che al momento della scrittura, la mia versione non la contemplava. Ora si può passare alla versione PRO per salvare le proprie creazioni (lo si faceva anche prima, non capisco quale sia la novità!), rimuovere il logo del programma e generare le immagini più velocemente. I primi 3 giorni sono gratuiti, dopodiché si passa ad un abbonamento settimanale di 2,99€. Insomma, non proprio economico se lo si vuole usare con costanza. Altra peculiarità è la scomparsa dell’upload delle proprie foto. Era stata recentemente compresa che già è sparita. Un vero peccato perché scegliendo una vostra foto dalla galleria personale, si aveva accesso alla rielaborazione della stessa. Se si vuole rimuovere il logo dall’immagine generata, una volta che scegliete l’immagine per il download, vi apparirà una finestra avvertendovi che potreste averla sottoscrivendo l’abbonamento. Peccato che non venga specificato se l’immagine scaricata sia più grande della solita risoluzione a cui mi ero abituato. Se devo pagare, che per lo meno l’immagine sia da poster. Al momento però, sappiate che mi tengo stretto la vecchia versione di Dawn Ai. Vediamo con i futuri aggiornamenti come maturerà.

Bene, dopo questo doveroso aggiornamento, una precisazione: questi post non mi sono commissionati (sic!), sono solo la condivisione delle mie esperienze. Andiamo al soldo della questione e vediamo due delle migliori e fra le più chiacchierate piattaforme trovate sul web: DALL-E ed MIDJOUNEY. Ovviamente, ma che sto a puntualizzarlo, anche queste sono pseudo gratuite, perché per usufruirne senza limitazioni, bisogna sganciare la grana.

Partiamo con DALL-E perché con l’altro ci sarebbe tanto di cui parlare. DALL-E 2 (il 2 penso sia il numero di versione), nome che ricorda vagamente quello del simpatico robottino della Pixar, innanzitutto vi chiede la registrazione con password o attraverso la vostra utenza Google o quella di Microsoft Account. Una volta entrati, avrete una semplice schermata di benvenuto; in seguito potrete già iniziare a sbizzarrirvi inserendo all’interno della stringa le vostre idee, i concetti o semplici parole (meglio se separate dalle virgole ed in inglese) di ciò che volete creare. Per esperienza, cercate veramente di essere dettagliati, poiché ci ho sbattuto la capoccia per far sì che mi generasse quello che desideravo; e non è stato semplice. Di ogni idea, il programma vi fornirà 4 scelte, tutte scaricabili e con l’opzione di salvarla nel vostro profilo personale (non male come proposta perché cliccandoci sopra, potrete recuperare gli spunti stilistici inseriti). Quando siete alle prime armi e nuovi, avrete a disposizione 50 crediti da usare fino alla fine del mese dopo la registrazione. Cioè, se vi siete registrati il 15 settembre, i crediti saranno disponibili entro il 15 ottobre. In seguito, ogni mese vi verranno erogati 15 crediti da usare gratuitamente entro un mese. Se non li usi? Eh… nada! Saranno persi. Se ne volete di più, potreste acquistare i crediti. Al momento, vedo che per ricaricarne 115, bisogna spendere 15 USD – 230 crediti sono a 30 USD – 345 crediti sono a 45 USD e così via. Però anche in questo caso NON ho trovato indicazioni sui dettagli e la qualità del lavoro proposto dall’AI poiché pare che di default rimanga sui 1024×1024 pixel. Esiste anche la possibilità di caricare le proprie foto personali, ritagliarle, scegliere il testo di elaborazione e vederne i risultati che… che un corno! Su due immagini caricate, sulla prima non è neppure partita. La seconda poi è stato uno spasso perché non ha fatto proprio nulla sulla foto della modella scelta. Mi ha proposto 4 versioni identiche all’originale. Va bene, gli sviluppatori avvertono che è una versione Beta e che presto la renderanno disponibile anche per gli smartphone, ma penso ci sia molto lavoro da fare. Eccovi alcune creazioni fatte con la loro AI:

Ed ora veniamo a MIDJOUNEY. Se ne parla tantissimo per l’impressionante livello qualitativo delle sue opere ed onestamente, dopo aver visto alcune immagini, c’è da restarne estasiati. Per prima cosa, per usufruirne, è necessario scaricare e registrarsi su DISCORD. Discord è un programma di messaggistica e di distribuzione digitale, nata per mettere in contatto i vari videogiocatori online, attraverso chiamate vocali, videochiamate, messaggi di testo, media, file privati eccetera. Proprio il fatto che a dispetto di Instagram, Telegram o dell’ormai obsoleto Whatsapp (sarà sempre usato a lungo ma resta il peggior programma nella tutela della propria privacy) possa contribuire nella distribuzione di file privati e di media, lo ha posto all’attenzione di molti utenti. Sinceramente lo adopero pochissimo, ma per usare MIDJOUNEY, è obbligatorio registrarsi su Discord. Ed ora, a parte la qualità impressionante delle immagini, il problema è che così com’è concepito MIDJOUNEY, è realmente caotico. Già la schermata iniziale è quanto di più anni ottanta si possa immaginare. Una volta dentro, dovrete leggervi tutte le informazioni necessarie al suo utilizzo e qui si parte con le maledizioni alchemiche: è tutto in lingua inglese. Per chi come me è ignorantello, non mi è di aiuto. Ho dunque cercato assistenza in alcuni video tutorial italiani trovati su YT e che troverete a fine articolo. L’idea che sia problematico non cambia. Ottimi risultati ma tutte le immagini sono pubbliche e quindi tutti, ma proprio tutti possono anche scaricarsele e usufruirne meglio piacendo. L’unica opzione resta quella del profilo privato, per cui ogni immagine generata resta a voi privata… peccato che bisogna sborsare qualcosa come 600 dollari all’anno. Altrimenti ci sono altri tipi di abbonamento: 10 dollari al mese con la possibilità di elaborare 200 immagini o 30 dollari al mese senza vincoli. Ma lo ripeto, TUTTE le vostre opere SONO VISIBILI A TUTTI, sono pubblici. Solo spendendo i 600$ al mese, i vostri lavori resteranno privati. Attenzione che il lavoro trial è molto risicato. Io per esempio, dopo pochi esperimenti, sono stato bloccato: o mi iscrivo o mi attacco… non posso menzionare dove! Quindi, i video che vi posterò dopo le mie immagini generate con MIDJOUNEY, vi aiuteranno a capirci qualcosa perché di primo acchito l’interfaccia non è semplice.

Resta però l’indubbia qualità incredibile del lavoro che propone questo tipo di intelligenza artificiale. Siamo cioè a dei livelli che le altre app illustrate col post precedente… ma spostatevi proprio! Solo DAWN AI e WONDER si avvicinano a certe caratteristiche. Ma vediamo a che cosa ho combinato. Dei primi esperimenti la mia idea era la seguente: girl looking at herself in front of a reflection glass (cioè, ragazza che si guarda di fronte allo specchio). Poi ci avevo aggiunto idee come “nuvole in fiamme” e “oceano”. Il risultato è stato questo:

Un lavoro pittorico molto interessante. Ha tralasciato completamente l’idea di oceano per enfatizzarsi sulle nuvole. Anche l’idea dello specchio è appena percettibile. Avendo la possibilità quale delle 4 scegliere, ho preferito che l’Ai rielaborasse la versione numero due ed il risultato finale lo vedete di seguito:

Si evidenzia immediatamente la qualità superiore alle proposte. La resa sulla tela dei colori, le ombre e il senso di appartenenza generale non saranno perfette (il retro del collo pare trasparente), ma non si può passare indifferenti al suo risultato. Passiamo ad un altro esempio. Questa volta ho fornito il seguente spunto: girl walking alone towards a hill lit by a frozen (cioè, una ragazza che cammina da sola verso una collina al gelo). Poi ho aggiunto “nuvole al tramonto”, “4K” e “Realistico”. I risultati proposti sono stati questi:

Poiché delle immagini proposte, solo la quarta mi piaceva, ho chiesto all’AI di rielaborarla ancora e la seconda proposta mi ha veramente colpito e affondato. Un’immagine più mistica dell’altra. Impossibile scegliere la più bella (anche perché la mia versione trial stava scadendo) e quindi ho deciso per la versione numero 4. L’AI si è messa al lavoro e questo è il suo risultato:

Copyright 2022, Andrea Satta, Tutti i diritti riservati.

Che buzzurro ad averci inserito sotto l’immagine il copyright, vero? Sì, ma non vorrete dirmi che non è un’immagine così bella ed evocativa da non farvi male. Le nuvole sono iperrealistiche. I dettagli della vegetazione e le impronte sulla neve, fantastiche. Per di più, amando pittori come Turner o Friedrich, sono quadri degni del loro talento; assolutamente perfetti nel gongolare il mio stato d’animo. Non poteva esserci una creazione più azzeccata. C’è una varietà di scene in stile Guerra dei Mondi, l’inferno di Dante o semplicemente un fantastico tramonto come ne capitano sovente se ci sforzassimo di alzare la testa dal telefonino. C’è dietro quell’ombra che scruta l’orizzonte, un libro pieno di misteri che lo rende ipnotico. Date un’occhiata alle opere di altri autori. C’è da restarne drogati.

Siamo giunti alla fine e come promesso, vi carico due tutorial trovati su YT che vi aiuteranno proprio a comprendere al meglio questo sito. Sono due video differenti, perciò vi consiglio caldamente di guardarli entrambi e solo in seguito di entrare nel magico universo dell’intelligenza artificiale… I Borg sono fra noi e la resistenza è inutile (cit. colta). Buona visione e mi raccomando, mettete un like o commentate che ne pensate.

AI Art Generator: l’arte la fa l’intelligenza artificiale?

Ebbene sì! Mi sto divertendo un mondo a fare l’artista fai-da-te, usufruendo dell’intelligenza artificiale per generare opere d’arte. Il tutto è nato sotto l’ombrellone di un’estate bollente. Fra il cazzeggio con amici e parenti, per puro caso finii con il leggere di alcuni articoli, sulle possibilità di usare l’intelligenza artificiale per creare originali opere artistiche, anche a seguito della vittoria ad un concorso, proprio di un quadro generato dalla suddetta AI (AI sta per Artificial Intelligence. In italiano Intelligenza Artificiale). Incuriosito, mi sono divertito a documentarmi ed in seguito a scaricare alcune applicazioni per Android dal Play Store, proprio al fine di saggiarne le qualità. Dopo un’iniziale studio ed analisi, ho incominciato a sbizzarrirmi per finire, tre mesi dopo, ancora a sperimentare come un novello Picasso. Anzi, molto meglio di Picasso, come un novello William Turner. Ne ero… anzi, parliamo al presente! Ne sono rimasto elettrizzato.

Ora, la stragrande maggioranza di queste applicazioni è a pagamento, ma che in futuro non scelga apertamente di pagare l’abbonamento annuale o a vita, non è scontato. Visti i risultati, alcuni (pochi ma buoni) dei quali li reputo sensazionali, ottenere il download senza filigrana ed in grande formato, non è roba da poco.

Quando ho incominciato a sperimentare, ovviamente mi sono lasciato influenzare dai miei gusti personali, e provenendo da quella formidabile fucina che fu il Liceo Artistico di Cagliari, a cavallo fra gli anni ottanta e i novanta del secolo scorso, per ogni suggerimento indicato all’AI, spesso vi inserivo i nomi di taluni artisti di cui nutro una profonda e sincera ammirazione come William Turner, HR Giger, Caspar David Friedrich, Caravaggio, Andrea Mantegna, Raffaello e pochi altri.

Pertanto ogni quadro è stato realizzato focalizzandomi su pensieri ed emozioni personali. Ma per prima cosa ho compreso velocemente come queste applicazioni funzionano meglio se vi sincerate di creare nella vostra testa un’immagine dettagliata di ciò che sperate di ottenere. Ho usato il verbo ‘sperare’ perché purtroppo l’AI non sempre prende spunto dai nostri suggerimenti o ne prende solo una parte. Alcune parole o concetti vengono ignorate a discapito di altre. Non ho compreso se sono io a sbagliare o l’AI ha un suo limite. Di certo posso affermare che i continui aggiornamenti, li stanno rendendo sempre più performanti. Perciò oltre ai suoi temi e suggerimenti artistici per genere, è opportuno scrivere qualcosa, cioè focalizzare parole o concetti (meglio se espressi in inglese), affinché l’AI riesca ad individuare le fonti dal suo database, se non direttamente dal web, necessarie per lo sviluppo del vostro quadro artistico. Vediamo andiamo velocemente in rassegna delle applicazioni usate. Come funzionano, pregi e difetti.

DREAM AI, il primo usato, è stato anche il primo a mia memoria, in cui si poteva usare una propria foto scattata e sfruttarla come modello iniziale, rimodellandola e stravolgendola, a seconda delle opzioni disponibili, fino a renderla irriconoscibile. Vi consiglio di usarne una in verticale poiché non offre alcun ritaglio in orizzontale. È ovvio che con questo suo limite, una volta scelta la vostra foto, se in orizzontale, potete ritagliare solo una fetta della foto. Meglio perciò usare programmi per capovolgerla in verticale. Il programma si suddivide in scelta dei temi disponibili, che possono variare da: Spectral; Realistic; Analogue; Surreal e molte altre. Come ho accennato poc’anzi, è obbligatorio una scelta razionale o anche sconclusionata di parole, idee o concetti. Dream Ai vi permette di inserire fino 200 parole, necessarie per il suo sviluppo. Per gli iniziali esperimenti, ho usato le foto dei piatti fotografati nei miei lavori. Da questo spunto, ho generato alcune opere veramente molto interessanti. Esiste anche la possibilità di scegliere solo i temi artistici e le parole senza utilizzare una propria foto, ma è più divertente se darete modo all’AI di stravolgere qualcosa che già conoscete. Fino a un mese fa ti offriva almeno due scelte, entrambi scaricabili. Oggi, a novembre 2022, purtroppo te ne offre soltanto una, mentre le altre sono a pagamento.

WONDER non si discosta molto da DREAM AI. Con il nuovo aggiornamento, ora è possibile anche scegliere una propria immagine. Fino al mese di settembre non era disponibile. Anche in questo caso, offre molti temi di ispirazione e di stili che potete usare. Il mio consiglio, già evidenziato è quello di sbizzarrirvi. Usate delle vostre idee in parole o concetti. Se poi l’associate ad un artista conosciuto o che ammirate, il divertimento è assicurato. Potete lavorarci gratuitamente e il quadro sarà disponibile dopo aver visto un video. Peccato che, al di là della seccatura per l’obbligatorietà al video, non offra se non 4/5 lavorazioni al giorno. Una volta giunti al termine, si blocca per aver raggiunto il limite di creazioni gratuite. Si può sbloccare solo a pagamento.

DAWN AI è il mio preferito. Assolutamente geniale sotto tutti i punti di vista. Non ci sono limiti. Non si paga una cippa e finora non ci sono video a rompere. Ha migliorato l’interfaccia, inserendo anch’essa l’opzione dell’aggiunta di una vostra foto. Oltre al testo da inserire, di buono è l’ampia offerta nello stile che VOI potete scegliere e creare. Una differenza notevole che le altre applicazioni non offrono (non ho idea se a pagamento invece ci siano). Potete perciò lo stile fra resa cromatica, se a matita o a pastello, illustrazione, immagine da copertina per un libro, un fumetto, street art, quali dettagli e risoluzione e veramente molti, molti altri disponibili. Potete vedere i risultati su 4 immagini e scaricarle tutte (ovviamente con la filigrana), con la doppia opzione di rimescolare le carte o usare una specifica immagine generata dall’AI, per rimodellarla seguendo quello stile. Non male, vero? Peccato che se fa poker e tutte le immagini generate sono così buone che vorreste lavorare sopra su ciascuna di esse… eh no! Siete obbligati controvoglia ad una scelta obbligata su una sola foto.

Gli altri due? Sono UniDREAM & STARRYAI. Il primo è sorprendentemente simile a DREAM e penso sia della stessa casa di produzione. Non ci trovo grosse differenze. La seconda ti permette di creare le immagini usando i crediti a vostra disposizione giornalmente. Non è criticabile per i crediti ma perché ogni opera generata è di soli 512x512pxl. Eh che cavolo. Veramente piccola. Rispetto a tutti gli altri, un disincentivo a continuare (infatti penso che la disinstallerò).

Benissimo. Questa carrellata si è resa necessaria per offrirvi una visione di quelle app che uso e dei suoi pregi. Difetti? Ovviamente se pagate, non avrete filigrana, le immagini saranno più grandi e penso maggiori opzioni di lavorazione infinite. A parte DAWN AI, tutte le altre sono gratuite con dei limiti, che possono essere eliminati per l’appunto aprendo il portafoglio.

Ora veniamo a me. Penso che siate curiosi di vedere che cosa ha generato la mia fervida immaginazione malata. Uso il termine malato perché le immagini che seguiranno fanno parte della mia indole oscura e dark/malinconica. Io scrivo racconti horror e mi diverto un mondo a crearne (quando mi deciderò a pubblicare qualcosa, vi avvertirò… cioè mai!) spezzando la routine fra realtà e immaginazione psichedelica.

Del resto i miei film preferiti sono quelle opere che si aggrappano agli specchi dell’immaginazione, per quanto tumultuosi o macabri essi siano. Film come “Stati di Allucinazione”, “Enter the Void”, “Brazil”, “Mandy”, “Allucinazione perversa” o cartoni animati come il recentissimo “The Midnight Gospel”… guardatelo questo cartone animato. Lo trovate su Netflix. Non è sola follia, ma poetico per i temi affrontati; a volte con una delicatezza così disarmante che l’orrore che circonda l’avatar del protagonista nel suo pellegrinaggio fra un mondo ed un altro, fa passare tutto il resto in secondo piano, con un finale dolcissimo. Quindi è facile capire che se pur inserendo come spunto alcuni degli artisti citati, le parole e i miei suggerimenti all’AI, rispecchiano il mio stato d’animo tormentato. Perciò vi avverto che le opere che vedrete non sono di fiori e animali al pascolo con Heidi che grida alle montagne, ma molto, molto peggio. Buona visione e fatemi sapere che cosa ne pensate. P.S.: le più macabre non le ho postate. Non mi sembrava il caso.

WONDER

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